Da domani sarà possibile fare domanda per il reddito di cittadinanza, presso i Caf oppure online, attraverso il sito dell'Inps. Per poter essere inseriti nel programma già da aprile i cittadini potranno presentare la domanda fino al 31 marzo. Secondo l'Istat la misura interesserà un milione 308mila famiglie e due milioni e 706mila individui. Tra questi l'87,6% (2 milioni 370mila) sono italiani, mentre gli stranieri sono il 12,4% (333mila, di cui 228 mila extra-comunitari, che costituiscono l'8,4% dei beneficiari). Il rischio comunque è quello di un'affluenza record. Per questo in tutti gli uffici postali sarà affissa una locandina informativa, un calendario della accettazione delle domande e vi sarà un kit informativo, come ha spiegato Marco Siracusano, ad di Poste Pay, nel corso di un'audizione alla Camera dei Deputati sul decretone reddito-quota 100.

Per fa fronte all'affluenza straordinaria le Poste suggeriscono dei ‘turni per lettera', in ordine alfabetico, per presentarsi allo sportello. Il meccanismo, ha spiegato l'ad, "è uno strumento pensato per dare un beneficio al cittadino, che può scaglionare la sua andata all'ufficio postale" senza "affollarsi il primo giorno". Si tratterebbe di una suddivisione in una decina di giorni.

Questa mattina durante l'audizione il direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell'Istat Roberto Monducci, durante l'audizione, ha detto che quasi la metà delle 1,3 milioni di famiglie beneficiarie del sussidio sono composte da single (626mila pari al 47,9%). A questi andrà un assegno medio di 4.485 euro l'anno. Complessivamente il beneficio medio per le famiglie sarà di 5.053 euro annui che varia dai 4.853 euro per le famiglie del Nord, ai 4.919 euro l'anno per le famiglie del Centro e ai 5.182 euro l'anno per le famiglie del Sud. L'importo corrisponde circa al 66,6% del reddito familiare.

Monducci ha illustrato quindi la composizione della fetta di popolazione che riceverà il sussidio: tra i destinatari del reddito di cittadinanza, i nuclei familiari composti da soli cittadini italiani sono un milione 56mila, circa l'81% del totale delle famiglie beneficiarie, mentre quelli formati da soli stranieri, cittadini dell'Ue ed extracomunitari, sono 150mila (11,5%). di queste ultime, quelle di soli cittadini extracomunitari sono95 mila (7,3%). Le famiglie miste di italiani e stranieri sono 102mila (7,8%).

Sempre secondo le stime Istat circa 900mila beneficiari del reddito di cittadinanza, pari a un terzo della platea complessiva di 2,7 milioni, sono obbligati a sottoscrivere un Patto per il lavoro. Si tratta in particolare di 897mila persone di età compresa tra i 18 e i 64 anni. Di questi, la maggior parte (circa 600 mila) ha la licenza media o nessun titolo di studio, sono prevalentemente disoccupati (492mila) e casalinghe (373mila), a cui i Centri per l'impiego dovranno trovare un'offerta di lavoro congrua. In gran parte, ha inoltre rilevato l'Istituto, sono cittadini italiani (circa760 mila), mentre gli extracomunitari sono circa 100mila.

Ma come funziona? In pratica, una volta presentata la domanda, il beneficiario viene convocato entro 60 giorni presso i Centri per l'impiego, dove dovrà anche consegnare al Dichiarazione immediata di disponibilità al lavoro. Per poter stipulare un Patto per il lavoro i destinatari della misura dovranno registrarsi sul sistema informativo unitario delle politiche del lavoro; frequentare corsi di formazione professionale; sottoporsi a test psico-attitudinali in vista di un'assunzione; accettare almeno una di tre offerte di lavoro ‘congrue'. Si intende in quest'ultimo caso di offerte di lavoro considerate in linea con la propria esperienza lavorativa pregressa, e che rispettino determinati criteri di distanza tra luogo di lavoro e luogo di domicilio. In particolare nei primi 12 mesi di fruizione della misura l'offerta è congrua se il luogo di lavoro si trova a circa 100 chilometri dall'abitazione, o comunque è raggiungibile con 100 minuti mediante trasporto pubblico; la seconda offerta è considerata congrua se il luogo di lavoro è a 250 chilometri di distanza; la terza offerta è congrua se si trova in tutto il territorio italiano.

Leonardo Alestra, capo dell'Ispettorato del lavoro, ha lanciato l'allarme: "Su tutti i fronti, compresa la vigilanza per il reddito, l'Ispettorato per il lavoro è in una condizione depotenziata rispetto allonere aggiuntivo della somministrazione della nuova misura. L'Ispettorato soffre di una grave carenza organica, che si potrà anche accentuare. Siamo comunque in grado di far fronte, l'azione potrebbe essere ancora più incisiva se ci fossero altre risorse. Non siamo in un contesto del tutto inadeguato, ma tutto potrebbe funzionare meglio se fossero messe a disposizione le risorse già stanziate dal legislatore". Alestra ha sottolineato il rischio che la maxi sanzione per i datori di lavoro che assumono in nero i percettori del reddito di cittadinanza potrebbe dare adito a "copiosi contenziosi". In sostanza la norma, introdotta al Senato, è "motivo di perplessità" perché "assimila la categoria dei fruitori del reddito a quelle dei clandestini e minori. Mentre il clandestino o il minore sono condizioni di stato agevolmente accertabili", richiedendo il permesso di soggiorno o un documento d'identità, "nel caso del reddito di cittadinanza non è possibile".