L'allarme era stato lanciato già ieri da Tito Boeri, presidente uscente dell'Inps, il cui mandato scadrà a metà febbraio. "Il reddito di cittadinanza fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo" e questo "spiazza i redditi da lavoro". Il problema è rappresentato dal fatto che il 45% dei dipendenti privati del Sud ha "redditi da lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal Rdc a un individuo che dichiari di avere un reddito uguale a zero". Il che significa che nel Meridione quasi la metà dei lavoratori del privato percepisce quindi meno del sussidio che percepirebbero i disoccupati, e cioè 780 euro al mese. Un paradosso, che potrebbe aver l'effetto di disincentivare la ricerca del lavoro. Ne ha parlato durante un'audizione al Senato, in cui ha analizzato tutte le possibili falle della misura.

Secondo l'Istituto di previdenza, che avrà il compito di controllare i requisiti d'accesso dei possibili beneficiari, il 30% dei percettori del Reddito di cittadinanza da 780 euro riceverà un trasferimento uguale o superiore a 9.360 euro netti, mentre il valore mediano sarà di 6.000 euro, un valore "che è pur sempre più alto dei redditi da lavoro del 10% più basso della distribuzione dei redditi da lavoro". L'effetto scoraggiamento nella ricerca di lavoro può essere mitigato modificando i criteri di assegnazione del reddito, per esempio abbassando il reddito previsto per i single, che in questo momento risultano avvantaggiati rispetto alle famiglie numerose e con figli. Secondo l'Inps i single sarebbero il 55% dei nuclei beneficiari. Una concentrazione, in termini sia di "beneficiari che di quota di risorse", dovuta alla peculiare scala di equivalenza adottata "che non trova corrispettivo in alcuna delle scale di equivalenza utilizzate a livello internazionale per graduare i trattamenti assistenziali in base al numero dei componenti il nucleo famigliare".

Come ha evidenziato l'Istat ieri il reddito di cittadinanza "potrebbe interessare 1 milione 308 mila famiglie", delle quali oltre la metà, il 57% al Sud. Secondo le stime dell'Istituto "752mila vivono nel Mezzogiorno, 333mila al Nord e 222mila al centro". I single "costituiscono il 47,9% delle famiglie beneficiarie", che riceveranno in media un sussidio annuo di 4mila 469 euro (82,1% del reddito). Il sussidio medio in generale sarà di 5.045 euro (il 66,7% del reddito familiare), che sarà più alto al Sud (a 5.176 euro). Le famiglie residenti al Nord avranno in media 4.837 euro (66% del reddito). Sussidio più magro al Centro, 4.912 euro (61,9% del reddito).