L'ha intitolata "Lettera ai cari" ed è la missiva che Pietro Maxymilian Di Paola ha lasciato per spiegare confusamente i motivi del suo omicidio – suicidio. Il ventenne, prima di lanciarsi dal settimo piano di un palazzo di Milano trascinando con sé la fidanzata Alessandra Pelizzi, "colpevole" di averlo lasciato tre settimane prima, ha preso carta e penna e riempito tre pagine bianche. Di Paola evidentemente aveva calcolato tutto nei dettagli e sapeva già come sarebbe andata a finire: "Scrivo queste parole non per essere ricordato, soprattutto perché dopo questa sera i ricordi sarebbero tutti negativi credo". E ancora: "Quello che scriverò da qui in poi non ha nulla a che fare con i miei ultimi saluti ma invece servirà a spiegare (non accettare eh) quello che sto x". Le ultime due parole le cancella. "Ho fatto".

Il movente del folle gesto è scritto nell'ultima pagina ed ha a che fare con il suo senso di abbandono, la rabbia maturata in tre settimane che, anziché affievolirsi, diventa desiderio di vendetta: "Un odio così forte da essere felice di sacrificare la propria vita per far provare all'altro la vera tristezza". Le parole che seguono dimostrano come tutto fosse perfettamente premeditato, tutto chiarissimo nelle intenzioni di Pietro Maxymilian Di Paola: "Non mi sono lanciato con lei subito ma anzi le ho prima fatto provare il terrore di perdere tutto amici, famiglia e futuro". "Se la reincontrassi dall'altra parte la odierei ancora? No, il mio sfogo è finito nel momento in cui ho saltato". La lettera si chiude con parole agghiaccianti, che riportiamo così come sono state scritte: "Lascio un piccolo consiglio finale, si lo so che fa impressione, ma pensò sara utile sia alle future vittime che ai forse futuri carnefici, dubitate di quelli che ridono sempre a volte non possono semplicemente fare altrimenti e nel frattempo, perderanno l'anima".