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Superbonus 110, le ultime notizie

Superbonus, chi può ancora accedere al 110% e tutte le novità su villette e cessione del credito

Con la conversione in legge del nuovo decreto Superbonus sul blocco della cessione del credito, sono cambiate alcune delle scadenze e delle condizioni per accedere al bonus edilizio. Ecco le principali novità e le proroghe per condomini, villette, crediti incagliati e detrazioni fiscali.
A cura di Luca Pons
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Il Senato ha votato ieri, 5 aprile 2023, convertendo definitivamente in legge il decreto del governo Meloni sul blocco della cessione dei crediti del superbonus 110%. Confermato quindi lo stop alla cessione, anche se mancano delle misure per i crediti cosiddetti ‘incagliati'. Nell'iter attraverso Camera e Senato, però, il testo è stato modificato più volte e sono state inserite anche nuove scadenze e proroghe per accedere al bonus, oltre a un prolungamento dei tempi – da quattro a dieci anni – per detrarre dalle proprie tasse il credito spettante. Per le villette unifamiliari il termine del 110% è spostato fino al 30 settembre 2023, se i lavori erano completati al 30% alla data del 30 settembre 2022.

Proroga del Superbonus 110% per le villette unifamiliari fino al 30 settembre 2023

Come detto, una delle proroghe riguarda le abitazioni unifamiliari, o ‘villette'. Per chi ha effettuato il 30% dei lavori entro il 30 settembre 2022, ci saranno sei mesi in più di tempi per effettuare i pagamenti degli interventi e restare con il beneficio del 110%: la nuova scadenza è il 30 settembre 2023. Prima, la data ultima era stata fissata al 31 marzo. Per chi non rispetta i criteri, il bonus si abbassa al 90% e potranno usarlo solo le famiglie con un reddito non superiore ai 15mila euro – da calcolare con il quoziente familiare – per interventi sulla prima casa.

Condomini, Sismabonus e barriere architettoniche, come cambiano le regole

Per quel che riguarda i condomini, invece, il 110% resta per chi ha presentato la Cilas – la certificazione di inizio lavori – l'anno scorso: entro il 25 novembre 2022 per chi aveva approvato la delibera del via ai lavori (quindi progetto, contratto di appalto, e ripartizione delle spese) entro il 24 novembre, oppure con Cilas presentata entro il 31 dicembre 2022, se la delibera condominiale era stata approvata prima del 18 novembre. La data della delibera deve essere autocertificata dall'amministratore di condominio. In tutti gli altri casi, invece, il bonus scenderà al 90% per le spese effettuate nel 2023. Per i condomini che rientrano nei criteri del 110%, un'eventuale variante dei lavori rispetto al progetto inizialmente previsto non farà saltare l'aliquota, anche se viene approvata dopo le scadenze previste.

Per gli edifici ‘assimilati' ai condomini, cioè quelli che hanno un massimo di quattro unità immobiliari che appartengono a un unico proprietario o sono in comproprietà, non si richiede la delibera di approvazione dei lavori. Questo significa che basterà aver presentato la Cilas entro il 25 novembre 2022 per usufruire del 110% ancora per tutto il 2023.

Ancora, la detrazione resta al 110% per chi ha immobili – villette o condomini – da ricostruire nelle aree che sono state colpite da terremoti a partire dall'aprile 2009 e dove è stato dichiarato lo stato di emergenza (il cosiddetto Sismabonus). Devono essere interventi comunque legati all'impatto del terremoto, quindi non potranno accedervi tutti gli edifici della zona ma bisognerà dimostrare il nesso tra evento sismico e danni all'immobile. Lo stesso varrà per gli edifici colpiti dall'alluvione del 2022.

Infissi e caldaie, basta un'autocertificazione

Per quanto riguarda la cessione dei crediti e lo sconto in fattura, potranno continuare a utilizzarlo i lavori di edilizia libera (come infissi e caldaie) se hanno stipulato un accordo tra le parti per la fornitura dei beni e servizi prima del 17 febbraio, la data del decreto con cui il governo Meloni ha bloccato la cessione. Per dimostrare che questo accordo vincolante è avvenuto basta un'autocertificazione di acquirente e fornitore. Lo stesso vale per i lavori di rimozione delle barriere architettoniche.

I crediti accumulati nel 2022 si possono cedere fino al 30 novembre 2023

Per chi ha già dei crediti accumulati – o ‘incagliati', perché non riesce a venderli e non può riscuoterli detraendoli dalle tasse – ci sono alcune misure nella nuova legge. In particolare, per chi ha dei crediti risalenti al 2022 ma non è riuscito a venderli, si sposta la scadenza per farlo: dal 31 marzo 2023 al 30 novembre 2023, anche se ora per effettuare la cessione a banche, assicurazioni o intermediari finanziari bisognerà pagar una sanzione di 250 euro per il ritardo.

Detrazioni fiscali dilazionate in dieci anni

Se invece ci si trova nella situazione di avere dei crediti accumulati che non si possono o non si vogliono cedere, la soluzione è recuperarli attraverso le detrazioni fiscali. Questo ha messo diverse persone in difficoltà, dato che le cifre da riscuotere possono essere troppo alte per essere detratte dall'Irpef. Ad esempio, chi ha un reddito di 20mila euro all'anno non può detrarre dalle tasse 30mila euro all'anno di spese per i bonus edilizi. Perciò, la decisione è stata di diluire di più i pagamenti: si potranno recuperare i crediti nell'arco di dieci anni, invece di quattro. In questo modo, le rate si abbasseranno e le detrazioni diventeranno più accessibili.

L'allungamento a dieci anni andrà richiesto nella dichiarazione dei redditi del 2024, e non si potrà revocare. Chi inizia a incassare le detrazioni già nel 2023 – con la divisione in quattro anni – non potrà poi richiedere di passare alla divisione in dieci anni. Per chi vuole restare con quattro rate annuali non ci saranno problemi.

Titoli di Stato per le banche che comprano i crediti

Infine, per banche, assicurazioni e intermediari finanziari è prevista la possibilità di utilizzare i crediti che hanno acquisito per sottoscrivere emissioni di buoni del Tesoro poliennali (Btp) da dieci anni. In sostanza, questi istituti rinuncerebbero a ricevere una parte dei crediti dallo Stato (fino al 10% di quelli scontati annualmente), ottenendo in cambio dei titoli di Stato. I primi titoli di Stato potranno essere riscossi a gennaio 2028.

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