I vaccini anti-Covid funzionano e riducono sensibilmente il rischio di infezione, ricovero e decesso. Sono queste i risultati dello studio condotto da Istituto superiore di sanità e ministero della Salute sull’impatto delle vaccinazioni sul rischio di contagio, ricovero e morte per il Coronavirus. “Il rischio di infezione, ricovero e decessosi legge nel documento diminuisce progressivamente dopo le prime due settimane e fino a circa 35 giorni dopo la somministrazione della prima dose. Dopo i 35 giorni si osserva una stabilizzazione della riduzione che è circa dell’80% per il rischio di diagnosi, del 90% per il rischio di ricovero e del 95% per il rischio di decesso”. Gli effetti sono simili tra uomini e donne.

Lo studio di Iss e ministero sugli effetti dei vaccini

Lo studio parte dai dati accumulati al 3 maggio, quando in Italia sono state vaccinate 14,36 milioni di persone per un totale di 21,2 milioni di dosi somministrazione. Al fine dell’analisi il campione analizzato è di 13,72 milioni di persone che hanno ricevuto i vaccini Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson & Johnson. In particolare la valutazione dei dati si concentra su 7,37 milioni di persone vaccinate prima del 4 aprile. Si sottolinea, inoltre, che per il 92,7% delle persone vaccinate con Pfizer e Moderna prima del 4 aprile sono stati rispettati i tempi per la somministrazione della seconda dose (tra 21 e 25 giorni per Pfizer e tra 28 e 30 per Moderna), con una minore osservanza di questa indicazione nelle Regioni del Sud, tra gli ospiti delle Rsa e nel personale scolastico (in questo caso la campagna è stata sospesa).

La riduzione dei contagi dopo la prima dose

In tutti i periodi considerati, lo studio permette di “osservare una rapida riduzione dell’incidenza di diagnosi a partire dai 14 giorni successivi alla somministrazione della prima dose”. Un dato che vale per tutte le categorie, partendo dal presupposto che inizialmente i gruppi con incidenza più elevata erano gli ospiti delle Rsa e gli operatori sanitari: “In tutte le categorie si osserva comunque una riduzione dell’incidenza all’aumentare del tempo dalla somministrazione della prima dose”. L’incidenza delle diagnosi di infezione, nelle due settimane successive alla somministrazione della prima dose di qualsiasi vaccino, si attesta a 2,90 per 10.000 giorni persona, mentre sopra i 15 giorni dalla prima dose questo tasso si riduce a 1,33.

Discorso simile vale anche per i casi gravi e l’incidenza dei ricoveri: si passa da 0,44 nelle due settimane successive a 0,18 dopo i 15 giorni dalla prima somministrazione. Dato in linea anche con quello dei decessi: l’incidenza scende da 0,18 a 0,04. L’età mediana delle persone vaccinate e poi contagiate è 57 anni, per quelle ricoverate è di 84 anni e per quelle decedute è di 87 anni. Questi dati valgono in maniera tra loro molto simile per tutte le fasce d’età, per tutte le categorie, per tutte le Regioni italiane e senza differenze tra uomini e donne.

Quando scende il rischio di contagi, ricoveri e decessi dopo il vaccino

La seconda parte dello studio si concentra sulle stime del rischio di diagnosi di Covid-19 dopo la prima dose: dai 14 ai 21 giorni successivi alla somministrazione della prima dose si registra una progressiva riduzione di questo rischio, con il plateau del rapporto tra le incidenze che si attesta a circa 0,20 dopo 35-42 giorni dalla prima dose. Dopo 35-42 giorni dal vaccino, quindi, la riduzione dei contagi è quasi massima, con la discesa statistica dei casi che rallenta ma senza registrare una nuova risalita del rischio. Lo stesso discorso vale per i ricoveri, con un plateau di 0,10 sempre a 35-42 giorni; non cambia nulla per i decessi, per cui si registra la stessa tendenza: il plateau di circa 0,05 viene raggiunto a 35-42 giorni dalla prima dose. Non ci sono differenze tra le varie categorie (stesso trend per operatori sanitari e ospiti delle Rsa) o tra uomini e donne. Per quanto riguarda le differenti fasce d’età, l’andamento è simile per tutti, con un plateau di circa 0,20 a 35-42 giorni. In più, per gli over 60 e per gli over 80 si vede anche un’ulteriore decrescita dei casi intorno ai 100 giorni dalla prima somministrazione.