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Qatargate News -Inchiesta Qatar-Parlamento Europeo

Qatargate, la denuncia dell’avvocato di Eva Kaili: “È in carcere in condizione di tortura”

I legali dell’ex vicepresidente del Parlamento Ue denunciano una condizione di “tortura” subita da Eva Kaili in carcere in Belgio: “È stata tenuta al freddo, non le è stato permesso di dormire e di lavarsi”.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Eva Kaili
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L'ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili sarebbe stata torturata in carcere. La denuncia arriva dal suo avvocato, Michalis Dimitrakopoulos: "Dal pomeriggio di mercoledì 11 gennaio al venerdì 13 gennaio Eva Kaili è stata messa in isolamento su decisione del giudice istruttorio – spiega il legale uscendo dall'udienza di convalida della carcerazione al Tribunale di Bruxelles – È stata tenuta per 16 ore in una cella di polizia, non in prigione, al freddo, le è stata negata una seconda coperta, hanno preso il suo cappotto, la luce era costantemente accesa, non permettendole di dormire, ha avuto le mestruazioni e non le è stato consentito di lavarsi". Questa condizione è "tortura", attacca. Kaili "sta vivendo un momento difficile e triste".

Oggi la Camera di consiglio del Tribunale di Bruxelles ha deliberato, per l'ex vicepresidente del Parlamento europeo, il carcere per almeno un altro mese. Kaili, che è detenuta nel carcere di Haren dal 9 dicembre scorso nell'ambito dell'inchiesta Qatargate, "è comparsa questa mattina" di fronte ai giudici e "nella sua ordinanza emessa questo pomeriggio, la camera di consiglio ha confermato la custodia cautelare", ha riferito la Procura federale belga. Ora la politica greca ha ventiquattrore di tempo per fare ricorso contro la decisione della giustizia belga. In tal caso, l'imputata "dovrà comparire entro quindici giorni dinanzi alla camera d'accusa presso la Corte d'appello di Bruxelles".

"La posizione della Procura federale belga" su Eva Kaili "è fermamente negativa", ha detto l'altro legale dell'ex vicepresidente del Parlamento europeo, André Risopoulos. Per il procuratore Michael Claise "esistono tutti i rischi" validi per la custodia cautelare, vale a dire "il rischio di fuga, di collusione con terzi e di inquinamento delle prove". Ma per i legali di Kaili "questi rischi non esistono".

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