Conflitto in Ucraina
1 Marzo 2022
18:05

Perché una no-fly zone in Ucraina non è attuabile e rischia di scatenare una guerra mondiale

In un’intervista a Fanpage.it Riccardo Alcaro (IAI) spiega perché la richiesta di Zelensky di creare una no-fly zone in Ucraina non è realizzabile e non è una proposta che la Nato può prendere in considerazione.
A cura di Annalisa Cangemi
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Conflitto in Ucraina

Al sesto giorno di guerra in Ucraina il livello della tensione continua ad alzarsi. Il presidente ucraino Zelensky, dopo aver fatto formalmente domanda all'Ue affinché Kiev aderisca all'Unione europea, continua a ribadire l'urgenza di istituire una no-fly zone sull'Ucraina: "Ho parlato dei bombardamenti russi su zone residenziali di città ucraine durante i colloqui di pace", ha scritto su Twitter, riportando il contenuto di un colloquio con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, "Ho sottolineato la necessità di chiudere i cieli sopra l'Ucraina", si legge nel tweet. Abbiamo chiesto a Riccardo Alcaro, responsabile del programma IAI "Attori globali" ed esperto di relazioni transatlantiche, se sia possibile dare seguito alle richieste di Zelensky.

Il presidente Zelensky continua a ripetere che serve una no-fly zone. È concretamente attuabile?

L'unico attore militare in grado di fare una no-fly zone su un Paese che è tutto spostato a Est, ed è più grande della Francia, sarebbe la Nato. Per attuare una no-fly zone bisogna avere le risorse militari, cioè missili terra-aria e caccia, che in questo momento la Nato ha in potenza ma non li ha schierati, che possano abbattere gli aerei che violano il divieto di sorvolare i cieli di un Paese. Quindi dichiarare una no-fly zone in Ucraina significa dichiarare guerra alla Russia, e in questo momento non è assolutamente una strada percorribile. Sul piano militare in teoria lo sarebbe, ma per mobilitare le risorse che servono per mantenere, chissà per quanto, una no-fly zone su un Paese così grande servirebbero mesi. Poi bisognerebbe tenere in volo moltissimi aerei, che dovrebbero abbattere aerei russi. Avremmo così una guerra mondiale con rischio di escalation nucleare. Non è una proposta che la Nato può accettare.

Come sono andati i negoziati di ieri tra Ucraina e Russia? Li giudica fallimentari?

Il negoziato per adesso non è una cosa seria, per diversi motivi. La delegazione russa era capeggiata da un funzionario di basso rango, e questo significa che quella trattativa non era autorevole. I russi hanno avanzato quattro richieste: la neutralità ufficiale dell'Ucraina, la smilitarizzazione del Paese, la ‘denazificazione', che sostanzialmente vuol dire un cambio di regime a Kiev -nella propaganda russa il governo ucraino è guidato da nazisti – e il riconoscimento internazionale della sovranità russa sulla Crimea, che Mosca ha strappato all'Ucraina militarmente nel 2014. Queste non sono proposte per una trattativa, questi sono gli obiettivi iniziali della campagna che sta conducendo Putin. Perché allora viene presentato come negoziato un incontro in cui vengono sottoposte all'Ucraina delle proposte che in pratica vorrebbero dire che Kiev non può avere una politica estera autonoma, non può avere le forze militari per difendersi, che deve cambiare un governo democraticamente eletto e che deve riconoscere un'amputazione territoriale subita con la forza? I russi la presentano come ‘trattativa' per mascherare dietro questo termine i loro obiettivi massimalisti, in modo che in Occidente si dica che Putin sembra disposto a fare concessioni, e quindi bisogna lasciargli un po' di spazio. Ma anche perché il presidente russo deve preparare l'opinione pubblica russa, che non è per niente entusiasta del fatto che le loro forze armate stiano ammazzando ucraini, a un'intensificazione delle operazioni militari, cosa che è in effetti successa da quando Mosca ha iniziato a parlare di negoziati.

Qual è adesso lo scenario?

Nonostante la grande pressione economica e diplomatica che Stati Uniti ed Europa stanno esercitando, e nonostante la resistenza opposta dall'Ucraina, Putin non ha ancora abbandonato i suoi obiettivi massimalisti, e pensa di poterli ancora raggiungere militarmente. Quindi temo si stia andando sempre più verso un conflitto che fino ad ora è stato stranamente poco sanguinoso, ma che presto potrebbe diventarlo.

Se Putin dovesse ottenere questi obiettivi politici si fermerebbe?

Questo è tutto da vedere. Non sappiamo, secondo i piani di Putin, quale dovrebbe essere la configurazione dell'Ucraina. Stiamo parlando di un Paese di 44 milioni di abitanti, e Ucraina e Russia sono davvero due nazioni sorelle. Per quanto in Ucraina si sia sviluppato un fortissimo senso d'indipendenza anti-russo dopo la guerra del 2014, i russi sono bombardati da una propaganda di Stato, che continua a ripetere che Ucraina e Russia sono un'unica cultura. Putin stesso l'ha scritto, in un articolo che ha fatto pubblicare l'estate scorsa, e che ha fatto distribuire tra i suoi soldati: Ucraina, Russia e Bielorussia sono un'unica realtà, il cui centro è Mosca.

Secondo alcuni esperti l'unica via per una soluzione del conflitto sarebbe ora un intervento dell'élite russa, che è stata duramente colpita dalle sanzioni economiche, e che potrebbe cercare di far cadere Putin. Ne avrebbe la forza?

Queste sono solo ipotesi accademiche. Noi non sappiamo quanto forte sia la resistenza a questa guerra nell'establishment militare russo. Posso soltanto dire, sulla base dell'evidenza empirica, osservando l'andamento delle operazioni, che in questo momento non sembra che Putin abbia abbandonato gli obiettivi originari. E quindi ci si può solo attendere un'intensificazione ulteriore della campagna militare. Ci sono due variabili che bisogna considerare: quanto è sostenibile per Putin uno sforzo militare di questo tipo con tutte le sanzioni e le restrizioni alle esportazioni imposte da europei e americani, e quanto è sostenibile per i russi il prezzo in sangue e distruzione che Mosca infliggerà all'Ucraina.

Cioè quanto a lungo reggeranno i cittadini russi questa guerra.

A un certo punto i soldati russi spediti al fronte cominceranno a non tornare più a casa, e quelli che torneranno in licenza riferiranno di essere stati mandati ad ammazzare i cittadini ucraini.

Putin si aspettava questa resistenza del popolo ucraino o credeva che l'operazione militare potesse concludersi nel giro di pochi giorni?

Questo non lo sappiamo, e chiunque dica di conoscere la risposta mente. Forse Putin sperava che una campagna a tenaglia su così larga scala generasse uno shock tale da far cadere il governo di Kiev e far fuggire Zelensky, così da avere un nuovo governo maggiormente disposto ad accettare una resa. Ma è difficile pensare che lo stato maggiore russo non avesse previsto che questa campagna militare si sarebbe potuta protrarre per settimane.

Putin sta continuando a bombardare perché è sicuro del fatto che non ci sarà un'offensiva militare da parte della Nato?

Un intervento della Nato ci può essere, ma trasformerebbe una guerra che è già fortemente destabilizzante in una guerra mondiale. Sul piano logistico militare la Nato avrebbe bisogno di tempo per muovere mezzi in numero e qualità sufficienti a respingere l'invasione russa. Sul piano politico una guerra fra Nato e Russia è una guerra a rischio di escalation nucleare, ed è per questo che l'amministrazione Biden è stata cristallina nel dire che non intende partecipare militarmente a questa guerra e non spedirà soldati americani a morire in Ucraina. La decisione di Putin di mettere in stato di preallerta le forze nucleari è parte di una strategia intimidatoria. Vuole ricordare che la Russia è pronta a usare armi atomiche, se si dovesse sentire con le spalle al muro.

Quanto è alto il livello di paranoia di Putin? Quando Mosca dice che Kiev "cospira per sviluppare il suo arsenale atomico" ci crede davvero? 

Mettiamo subito in chiaro che non c'è nessun programma nucleare militare in Ucraina. Neanche Putin ci crede, lo dice solo per giustificare un'azione armata nei confronti di uno Stato che agli occhi dei russi non è come la Siria o la Georgia, ma una nazione sorella. Il presidente punta solo a stimolare il nazionalismo dei cittadini, raccontando la Russia come vittima, nonostante sia inequivocabilmente lo Stato aggressore.

Biden ha proposto a Putin di utilizzare il "telefono rosso", uno strumento che veniva utilizzato durante la Guerra Fredda, e che è stato utilizzato anche da Obama. Significa che il livello di tensione si è alzato?

Il livello di tensione si è alzato enormemente. Oggi il rischio di un'escalation nucleare è remoto però non è più solo accademico, cioè è sul limite estremo del campo delle possibilità. Io spero che gli americani si stiano muovendo dietro le quinte per stabilire meccanismi di cosiddetta "deconfliction", che già americani e russi hanno messo in atto efficacemente in Siria, dove sia gli Stati Uniti sia la Russia erano coinvolti, e dove si sono accordati per non pestarsi i piedi. Bisogna creare dei canali di comunicazione per capire quali sono le intenzioni precise dietro a determinate operazioni, per evitare un'escalation nucleare.

È possibile secondo lei che venga attivata la Direttiva di protezione temporanea, la 55 del 2001, che consentirebbe l'accoglienza di tutti i profughi in fuga dall'Ucraina?

Io penso che sia possibile. Questa guerra sta travolgendo tutte le convinzioni e le posizioni radicate. Ho visto cambiare l'Europa in tre giorni più di quanto l'abbia vista cambiare in dieci anni. La decisione della Germania di passare a un riarmo, con lo stanziamento di 100 miliardi di euro per il rinnovamento delle forze militari, e poi la promessa di spendere il 2% del Pil per i prossimi anni in difesa è una rivoluzione nella politica tedesca post Guerra Fredda. Così come è una rivoluzione l'aver rinunciato alla ‘Ostpolitik', cioè un approccio aperto al dialogo con l'Oriente avviato all'inizio degli anni Settanta. Ho visto l'Ue nel giro di tre giorni adottare il più duro regime di sanzioni che abbia mai visto contro un partner commerciale come la Russia. L'Ue ha anche deciso il trasferimento di armi all'Ucraina e i Paesi dell'Europa centro-orientale, che avevano posto il veto a ogni forma di condivisione di responsabilità nella gestione dei flussi migratori quando questi venivano dal Nord Africa e dal Medio Oriente, improvvisamente si sono aperti e sono diventati Paesi iper solidali nei confronti degli ucraini. Quindi non possiamo escludere che da qui si passi a una politica di accoglienza estremamente generosa e non possiamo escludere altre sorprese, perché questa guerra sta abbattendo tabù e posizioni mantenute per tanto tempo. È finito definitivamente l'ordine di sicurezza europeo post Guerra Fredda, che si era andato sgretolando negli ultimi 10 anni, e adesso è collassato del tutto. Bisognerà rimetterlo in piedi. Il prossimo ordine di sicurezza temo però possa essere fondato su un equilibrio militare fra Nato e Russia.

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