Secondo l'ex ministro dell'Interno ed esponente del Partito democratico, Marco Minniti, "c'è una evidente correlazione tra immigrazione e Covid" e negarlo porta solo a favorire Matteo Salvini. "Nel momento in cui tutte le popolazioni del mondo stanno discutendo di lockdown, di mascherine, di distanziamento sociale e insomma di come governare i contatti fisici tra le persone, è semplicemente irragionevole ritenere che tutto questo non abbia alcun rapporto con i flussi migratori", afferma Minniti in un'intervista con Il Foglio. Aggiungendo che "se ci pensiamo bene i flussi migratori sono propri spostamenti e contatti tra le persone" e che "ci vuole una nuova legge sull'immigrazione e un memorandum con la Libia".

Nel 2017 sotto il governo di Paolo Gentiloni, Minniti, che era titolare del Viminale, sottoscrisse il memorandum con la Libia che riuscì effettivamente a ridurre drasticamente gli sbarchi nel nostro Paese, ma che di fatto sollevò la questione umanitaria sulle violenze e gli abusi a cui vengono tutt'oggi sottoposti i migranti nei campi di detenzione in Libia. Tanto in quelli sotto il controllo degli scafisti che in quelli gestiti dal governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Le Nazioni Uniti, per questo, hanno più volte chiesto all'Unione europea di bloccare ogni collaborazione con la Guardia Costiera libica. L'Onu ha condannato fermamente i respingimenti verso il Paese Nordafricano, dilaniato dalla guerra civile dove le violazioni dei diritti umani non sono una novità. Nelle scorse settimane, in Italia, aveva creato molte polemiche il fatto che la maggioranza avesse dato il via libera al rifinanziamento delle missioni internazionali, tra cui appunto quella in Libia.

Ma per Minniti serve una nuova intesa con Tripoli: "È cruciale per l'Italia e per l'Europa, per la capacità delle democrazie di mantenersi tali". L'ex ministro quindi aggiunge: "Bisogna affermare con chiarezza di visione, che in questa fase della storia del mondo si pone in maniera molto netta uno spartiacque che impatta direttamente sulle politiche migratorie e sul rapporto tra queste e l’opinione pubblica. In questo rientra la questione della democrazia. Cioè: tutto quello che è legale e regolato consente il rispetto del diritto alla salute. E tutto quello che invece è illegale e non regolato porta alla pandemia".

Secondo l'esponente dem nei prossimi anni i governi saranno chiamati a scontrarsi proprio con questa "doppia coppia opposizionale: legalità-salute e illegalità-pandemia". E ancora: "Il Recovery fund è stata una cosa eccezionale, ha determinato un cambio di approccio, ha impedito il ripetersi di errori che furono commessi durante la crisi del 2008. Ma non dimentichiamo mai che la vera benzina nel motore dei populisti fin qui è stato il non governo della questione migratoria. È sull’immigrazione che Salvini è balzato dall’11% al 32%". Quindi conclude: "Sull’immigrazione la sinistra deve sfidare apertamente i nazional-populisti. Sapendo che la cosa peggiore da fare è inseguire gli eventi anziché governarli".

Le critiche di Pietro Bartolo al Pd

In un post social, l'eurodeputato e vicepresidente della Commissione Libe, Pietro Bartolo, attacca l'ex ministro Minniti e il Partito Democratico: "Appena qualche settimana fa l'assemblea del Pd, all'unanimità, aveva deciso di votare contro il rifinanziamento alla guardia costiera libica. Il voto in Aula nel Parlamento italiano, lo sappiamo bene, è andato diversamente. Adesso leggiamo le fantasiose opinioni personali dell'ex ministro dell'Interno, Marco Minniti, che, sulla base di non si capisce quali riscontri scientifici, ci racconta di una presunta correlazione tra il Covid e la migrazione delle persone che scappano da quelle terre depredate dal civilissimo Occidente".

"Sarebbe stato bello – prosegue Bartolo – leggere una pubblica presa di posizione, magari in direzione ostinata e contraria, da parte dei vertici del partito guidato da Nicola Zingaretti. Per questo, da ieri pomeriggio, non posso fare a meno di chiedermi quale sia realmente la posizione del Partito Democratico sui migranti. Le parole possono essere macigni. Ma ci sono silenzi che rischiano di pesare ancora di più".