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Nuovo intervento su Superbonus spacca il governo, Giorgetti a Tajani: “Io faccio interessi dell’Italia”

La nuova norma per rimborsare i crediti del Superbonus in dieci anni, invece di quattro o cinque, divide il governo Meloni. Antonio Tajani dice di avere “perplessità” e chiede di ascoltare imprese e banche, il ministro Giorgetti chiude la porta: “Io ho delle responsabilità e faccio gli interessi dell’Italia”.
A cura di Luca Pons
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Tensioni nel governo Meloni per un nuovo emendamento che modificherà ancora una volta le regole del Superbonus edilizio. Il provvedimento, annunciato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e duramente contestato dal mondo delle imprese edili e delle banche, porterebbe questa novità: i crediti accumulati con il bonus nel 2024, cioè gli ‘sconti fiscali' da detrarre dalle tasse, dovrebbero essere scalati in dieci anni invece che in quattro. Questo aiuterebbe lo Stato (perché dovrebbe pagare la stessa somma di denaro, ma in tempo molto più lungo) e anche i consumatori con un reddito basso che non avevano la possibilità di ‘spalmare' i crediti in quattro anni, ma riuscirebbero a farlo in dieci.

Gli aspetti più criticati però sono due. Il primo è che questa suddivisione in dieci anni non sarebbe facoltativa, ma obbligatoria, a differenza di quanto avvenuto in passato per il 2023. Il secondo è che la norma avrebbe un effetto retroattivo, quindi varrebbe anche sui crediti per i quali la riscossione è già iniziata. Proprio su questo punto oggi Antonio Tajani, segretario di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio, ha mosso una critica: "Si sta discutendo dell'ultima parte del Superbonus, ma ho qualche perplessità sulla retroattività dell'ultima proposta del ministro Giorgetti. Come Forza Italia, vogliamo ascoltare le imprese e le banche, per capire se si deve intervenire in Parlamento e fare delle proposte. La parte di retroattività non mi convince: forse dieci anni sono troppi".

Insomma, un'obiezione in difesa delle banche e delle aziende, che potrebbero risultare penalizzate dalla nuova norma.  Poche ore dopo, però, rispondendo ai cronisti il ministro Giorgetti ha fatto capire che di margine per trattare non ce n'è: "Io ho una responsabilità e come ministro dell'Economia difendo gli interessi dell'Italia, chiaro?", ha affermato. Una replica netta, che non aiuta a diminuire le tensioni sul tema.

L'emendamento sarà depositato oggi, con tutta probabilità, alla commissione finanze del Senato. Sembra quindi troppo tardi perché l'esecutivo intervenga direttamente cambiandolo. Il decreto legge dovrebbe arrivare poi all'Aula di Palazzo Madama mercoledì prossimo. Da lì si vedrà se Forza Italia deciderà davvero di distanziarsi dal resto della maggioranza, e proporre delle modifiche, o se invece cambierà idea e voterà compatta per la conversione in legge del decreto.

Nel frattempo, le parole di Tajani non sono passate inosservate neanche nelle fila della minoranza. Francesco Boccia, capogruppo al Senato del Pd, ha commentato: "Diamo il benvenuto a Tajani e a FI tra coloro che pensano che le proposte del governo in materia di Superbonus siano sbagliate e dannose per molte aziende e famiglie. Lo spalma crediti può trasformarsi in colpo mortale per tante imprese del settore edilizio. Oggi siamo alle divisioni nella maggioranza dove si stanno accorgendo forse delle aberrazioni giorgettiane. Siamo prontissimi ad accogliere tra le file dell'opposizione il ministro degli Esteri e il suo partito".

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