Emergenza immigrazione
20 Aprile 2021
12:24

Migranti, dall’inizio dell’anno sono arrivati in Italia oltre mille minori non accompagnati

Dall’inizio di gennaio al 16 aprile, sulle coste del nostro Paese sono arrivati in totale 8.520 migranti di cui 1.196, cioè il 14%, minorenni non accompagnati. Le prime fasi dell’accoglienza diventano particolarmente importanti perché permettono di identificare subito i minori e riconoscere tempestivamente situazioni di delicata vulnerabilità, tra cui figurano in particolare sopravvissuti e sopravvissute a violenze sessuali, violenze di genere e torture. Di questo si sta occupando un progetto di Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia e Save The Children.
A cura di Annalisa Girardi
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Emergenza immigrazione

Quest'anno sono arrivati in Italia, nei primi tre mesi e mezzo dell'anno, oltre mille migranti minori non accompagnati. Dall'inizio di gennaio al 16 aprile, sulle coste del nostro Paese sono arrivati in totale 8.520 profughi di cui 1.196, cioè il 14%, minorenni non accompagnati. Sono i dati del del Cruscotto del ministero dell’Interno raccolti da Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia e Save The Children, organizzazioni che dallo scorso dicembre hanno sviluppato un programma di intervento comune.

Iniziativa in cui si offre un primo soccorso psicologico, informazioni sui loro diritti, una valutazione tempestiva delle situazioni di vulnerabilità e di problematiche di protezione specifiche, come ad esempio quelle connesse alla violenza di genere. Grazie a questo programma, segnalano le Ong, a Lampedusa sono stati assistiti 404 minori non accompagnati (tra cui 33 ragazze), ma anche 59 famiglie con 130 bambini (di cui 52 bambine) e 181 donne. A Ventimiglia i minori non accompagnati che hanno ricevuto sostegno sono stati 169 (tra cui 6 ragazze) e 72 nuclei familiari con 116 bambini a carico.

Le ragazze sono particolarmente esposte al rischio

Le organizzazioni segnalano come siano specialmente le giovani ad essere esposte a rischi, specialmente perché non sempre vengono identificate come minori. Molte di loro non dichiarano infatti la loro età perché obbligate, in quanto vittime di tratta. Le prime fasi dell'accoglienza, quindi, sono particolarmente importanti perché permettono di identificare subito i minori e riconoscere tempestivamente situazioni di delicata vulnerabilità, tra cui figurano in particolare sopravvissuti e sopravvissute a violenze sessuali, violenze di genere e torture.

"Ragazze e ragazzi rifugiati e migranti vivono soli una triplice transizione: dal Paese d’origine al Paese d’arrivo, il superamento del trauma, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Questa situazione aumenta inoltre l’esposizione al rischio di violenza e sfruttamento, in particolare per le ragazze. Abbiamo il dovere di supportare i minori rifugiati e migranti e di offrire soluzioni sicure, soprattutto in questo periodo di pandemia", ha commentato Anna Riatti, coordinatrice in Italia per l'Ufficio Regionale UNICEF per l'Europa e l'Asia centrale.

La situazione a Lampedusa

Lampedusa continua ad essere uno dei principali luoghi di primo arrivo e, in quanto tale, di prima accoglienza. L'hotspot dell'isola ospita molte più persone di quante ne potrebbe, situazione che rende ancora più difficili le operazioni per poter identificare subito i soggetti più vulnerabili. Infine, la mancanza di canali regolari interni all’Unione Europea contribuisce a ostacolare i movimenti secondari, cioè quelli dai Paesi di primo approdo a dei terzi dell'Unione europea, nel tentativo di raggiungere i familiari.

La situazione a Ventimiglia

Alla frontiere tra Italia e Francia si continuino a registrare casi di respingimento di minori non accompagnati: a Ventimiglia, denunciano le organizzazioni, vanno predisposte misure di accoglienza adeguate in modo che questo non accada. Nel 2020 circa 200 minorenni non accompagnati hanno attraversato il confine tra i due Paesi: si tratta di bambini e ragazzi che non possono contare su figure di riferimento e che si trovano ad affrontare pericolosi viaggi in mare prima di raggiungere un porto sicuro o a percorrere la rotta balcanica esposti a continui rischi di sfruttamento e violenza. Spesso tentano di raggiungere familiari che si trovano già nei Paesi europei, ma rischiano di essere respinti alla frontiera vedendo così calpestato il diritto alla protezione per minore età.

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