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Guerra in Ucraina

“In Ucraina ora gli sfollati tornano a casa e scoprono la distruzione”: racconto da Odessa della ong

L’ong WeWorld ha raccontato a Fanpage.it il fenomeno dei rientri a casa degli sfollati ucraini: “Queste persone rischiano la vita, solo per vedere con i loro occhi cosa è rimasto delle loro abitazioni. In molti trovano la distruzione totale e ritornano nei centri di accoglienza”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Zakhar ha 7 anni, gli occhi sbarrati e non parla con nessuno. Si stringe alle gambe di sua nonna, è rimasto per tre giorni in un bunker sotto i bombardamenti a Mykolaiv. Adesso si trova nel centro di accoglienza di Reni, città nell'oblast' di Odessa, al confine con la Romania. L'ong WeWorld, che opera in Ucraina dall'inizio della guerra, si occupa di casi come il suo, e si occupa di fornire aiuti materiali e supporto psicologico ai bambini e alle famiglie sfollate, che sono già più di 7 milioni. 

Stefania Piccinelli, responsabile Programmi Internazionali di WeWorld, si trova in questo momento a Chișinău, in Moldavia, ma ha trascorso le ultime settimane nell"oblast' di Odessa, dove la maggior parte degli sfollati cerca riparo, nei vari ‘schelter', ovvero nei centri allestiti all'interno di palestre, ex residenze universitarie o presso le scuole materne, riadattate a rifugio.

Stefania ha attraversato la frontiera dal lato di Palanca a piedi: si tratta del punto maggiormente interessato dal flusso di profughi, e si trova a 50 km da Odessa. L'abbiamo raggiunta telefonicamente. "A Odessa di notte ci sono le sirene che suonano, perché vengono avvistati aerei. Ma lì ancora la situazione è abbastanza calma, ci sono ovunque posti di blocco militare, soprattutto vicino alla città. Poi man mano che si va verso il confine diminuiscono. L'oblast di Odessa continua a essere un luogo dove le persone che scappano dalle zone calde del conflitto arrivano. Lì i negozi sono prevalentemente chiusi e c'è poca gente per strada. A Odessa città non ci sono shelter, probabilmente perché la città può diventare un bersaglio: chi arriva lì sta in famiglia oppure si deve spostare verso Ovest. A Ismail invece la vita è abbastanza normale, la gente va ancora al parco o al ristorante".

"La nostra ong è operativa anche su Leopoli, in centri di accoglienza per sfollati. Alcune persone sono in transito lì, vogliono varcare la frontiera. Altri si trovano in questi centri già da un mese. Ma fino a poco tempo fa al confine si creavano file, adesso la situazione si è un po' stabilizzata, e il picco iniziale dei passaggi di frontiera è passato. Le persone che ho incontrato negli shelter ucraini si fermano lì e aspettano".

Negli ultimi giorni alle frontiere si assiste al fenomeno del rientro alla propria abitazione degli ucraini, migliaia di persone che tornano indietro per verificare le condizioni delle loro case, che hanno magari dovuto abbandonare in fretta, in condizioni di pericolo estremo. In questo momento ci sono famiglie che si stanno spostando a piedi, verso l'Ucraina. "Queste persone rischiano la vita, solo per vedere con i loro occhi cosa è rimasto delle loro abitazioni. In molti trovano la distruzione totale e ritornano nei centri di accoglienza nei pressi del confine moldavo. Ho parlato con alcune persone che sono tornate a Mykolaiv, dove c'è tutt'ora il conflitto, che hanno scoperto di non avere più niente, e hanno capito che non ritorneranno nel breve termine alla vita di prima. Anche perché quelle zone dovranno essere prima bonificate da tutti i possibili pericoli per la popolazione civile, come gli ordigni inesplosi. Accettare tutto questo è psicologicamente molto pesante".

Alcuni sfollati hanno mezzi economici, e possono permettersi di pagare hotel o affitti. Ma i più vulnerabili, quelli che non hanno disponibilità o che sono scappati dalle bombe e quindi non hanno avuto il tempo di prendere oggetti o beni, e non hanno magari contatti o parenti che possano ospitarli, alloggiano nelle strutture gestite dalle organizzazioni e dalle autorità locali, che sono mappate e registrate.

"Alcuni rimangono negli shelter e preferiscono rimanervi piuttosto che andare a vivere in case da soli, perché magari lì si sentono più protetti, soprattutto le donne sole con bambini piccoli", ci ha detto ancora la responsabile Programmi Internazionali di WeWorld, secondo cui ci sarà un aumento del numero di sfollati, perché le persone continuano a spostarsi all'interno dell'Ucraina.

Nei centri d'accoglienza alcuni ragazzi fanno la dad

Nelle strutture dove c'è Internet e ci sono i device disponibili viene offerta anche la didattica a distanza: "Il livello di trauma è molto differenziato – ci ha raccontato Stefania – Ho parlato con alcune ragazzine di 12 anni, che al contrario degli adulti sapevano parlare un po' d'inglese, e mi hanno detto che alcune di loro fanno la didattica online, perché le lezioni sono assicurate dal governo ucraino".

"In un centro in Moldavia abbiamo fatto un censimento per capire se tra gli sfollati ci fossero insegnanti e professori e abbiamo organizzato le lezioni, in parte in presenza e in parte a distanza. Ma ci sono anche ragazzi molto traumatizzati, che non sono in condizioni di studiare, in certi casi non è detto che la dad sia la soluzione migliore".

Minori in fuga a rischio tratta

Come hanno denunciato molte associazioni sono già 2mila i casi accertati di minori scomparsi al confine tra Polonia e Ucraina, che rischiano di diventare vittime di sfruttamento e prostituzione. "Il rischio purtroppo c'è. Nei centri che ho visitato io, nella Regione di Odessa, le autorità locali sono ben organizzate. A Palanca Unicef ha creato i Blue Dots, punti in cui vengono registrati i minori per mitigare questo fenomeno. Ma bisogna considerare che ci sono tantissimi minori in movimento, perché in Ucraina c'erano molte strutture per minori non accompagnati, che magari non sono orfani, ma hanno famiglie che non possono occuparsi di loro. Negli ex paesi socialisti è molto comune, e quando le strutture vengono evacuate questi bambini sono a rischio".

"Nell'oblast di Odessa ci sono tantissimi bambini che non sono non accompagnati, ma sono separati dai genitori, e magari sono scappati con la nonna o con la zia. Sono casi che monitoriamo con attenzione".

Cosa fa WeWorld in Ucraina

"Noi come ong abbiamo due principali linee di lavoro: forniamo quello che serve per vivere negli shelter, compriamo fornelli, letti, lavatrici, asciugatrici, che per centri che accolgono 100 persone sono necessari. Poi allestiamo degli angoli, che chiamiamo ‘child friendly save spaces', offrendo punti di gioco per i bambini, con educatori e psicologi. Questi servono molto anche alle mamme, in modo che non abbiano costantemente i figli attaccati, in modo che possano anche rilassarsi e parlare con lo psicologo".

Ma c'è anche un altro progetto a cui Stefania tiene molto: la sua ong offrirà dalla prossima settimana il trasporto a persone in fuga, grazie a due furgoni con Gps da 9 posti che verranno donati dalla Iveco. "Abbiamo già trovato un'associazione di volontari disponibile. Molte evacuazioni avvengono a piedi oppure sono fatte con le auto dei volontari, che da Odessa o Vinnycja vanno a Mariupol o Mykolaiv, nelle zone al fronte, per andare a prendere i civili. Noi forniremo loro questi mezzi, così da diminuire anche il rischio che queste persone corrono per portare a termine le evacuazioni". 

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