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Guerra in Ucraina

Il governo italiano sta valutando un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina

C’è l’ipotesi di un nuovo pacchetto di armamenti italiani da inviare all’Ucraina, ha detto il ministro Tajani. Sarebbe l’ottavo rifornimento, il terzo sotto il governo Meloni. Ma, vista l’esitazione degli Stati Uniti e l’attenzione pubblica rivolta a Israele, sembra che l’esecutivo non abbia fretta di procedere.
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A cura di Luca Pons
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Il governo italiano torna a parlare di aiuti militari all'Ucraina, ma senza fretta. Solo ieri, negli Stati Uniti i senatori Repubblicani hanno bloccato una legge che avrebbe fornito circa 50 miliardi di dollari di sostegno a Kiev (come si temeva). Oggi il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha ribadito che "nessuno si dimentica l'Ucraina" e che l'Italia è "impegnata come il primo giorno al fianco di Kiev".

In un'intervista alla Stampa, il ministro Tajani ha quindi confermato che "si sta valutando l’ipotesi" di un nuovo pacchetto di aiuti militari: "Tutto quello che serve per aiutare Kiev sarà fatto. Sempre informando il Parlamento". E ha sminuito quando avvenuto a Washington: "Gli Stati Uniti di fatto sono già in campagna elettorale, ma io dall’amministrazione non ho visto alcun tentennamento nel sostegno a Kiev. Nessuno di noi è contento di avere due guerre alle porte di casa, ma questo non significa che ci possiamo permettere di essere stanchi di aiutare un popolo aggredito, come quello ucraino".

Confermato a parole l'appoggio alla causa ucraina, quindi, ma al momento un nuovo pacchetto di sostegni è ancora una "ipotesi" da valutare.  Si tratterebbe dell'ottavo invio di aiuti militari. I decreti sull'invio di forniture all'Ucraina sono tutti sono secretati, quindi non è possibile sapere con esattezza cosa contengano. Si è parlato di sistemi anticarro e antiaereo, tra le altre cose. L'ultimo pacchetto, il settimo, è stato approvato a maggio di quest'anno e il ministro della Difesa Crosetto ha presentato i suoi contenuti al Copasir, il comitato parlamentare che si occupa di sicurezza. Le indiscrezioni avevano parlato di veicoli, mitragliatrici, ma anche maschere protettive e kit per rendere potabile l'acqua.

Da allora sono passati oltre sei mesi, e l'Italia non ha più inviato aiuti. A inizio ottobre, pochi giorni prima dell'attacco di Hamas nei confronti di Israele che ha spostato parte dell'attenzione internazionale dal conflitto in Ucraina, il tema era ritornato: l'impressione era stata che il governo Meloni volesse ‘rallentare', nel suo sostegno, per evitare che l'opinione pubblica reagisse in modo negativo.

"Siamo sempre stati al fianco dell’Ucraina ed è quello che continueremo a fare, chiaramente compatibilmente con le richieste che arrivano, e con la necessità di non sguarnire o compromettere la nostra sicurezza", aveva dichiarato Giorgia Meloni, aggiungendo: "La guerra genera delle conseguenze che impattano fortemente sulla nostra società, e se noi non siamo bravi nell’affrontarle le opinioni pubbliche continueranno a scricchiolare".

Lo stesso aveva sottolineato il ministro Crosetto pochi giorni dopo: "Assistiamo all’impossibilità di risolvere il conflitto sul campo", e "Il sostegno italiano è sempre stato convinto dal punto di vista politico, ma non è mai stato illimitato per possibilità di contributi". Ora, il governo torna a valutare un nuovo pacchetto. Ma resta da vedere quanto questo sarà concretizzato.

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