Il Fisco immagazzina sempre più dati, anche fiscalmente non rilevanti, che oltre ad appesantire il sistema rischia di violare la riservatezza delle informazioni dei contribuenti. È quanto emerge dalla memoria trasmessa alla commissione Finanze della Camera dove sono in corso le audizioni sul decreto fiscale (Dl 124/2019). L'archiviazione integrale di tutte le fatture elettroniche, spiega il Garante della privacy, è "sproporzionata" e rischia di entrare in contrasto con il principio di proporzionalità dei dati indicato come parametro di riferimento dalla Corte di giustizia Ue. In particolare, il Garante si sofferma sul meccanismo dei controlli automatizzati ai fini antievasione che richiederebbero la memorizzazione e l'elaborazione di dati dalle fatture elettroniche, tra cui "non dovrebbe rientrare il campo contenente la descrizione dell’operazione oggetto di fattura". Questi dati, che contengono dettagli sulla natura, la quantità e la qualità dei beni o dei servizi fatturati, oltre a presentare un possibile danno di privacy per gli interessati, non "si prestano ad elaborazioni massive essendo un campo a testo libero e non strutturato, che richiede, invece, un esame puntuale, caso per caso, del contenuto".

Il presidente dell'Autorità garante della privacy Antonello Sporo evidenzia anche il rischio di attacchi informatici che potrebbero coinvolgere i dati dei contribuenti. Per questo motivo – spiega – bisognerebbe prevedere delle misure per proteggersi da questo tipo di attacchi con un atto normativo ad hoc e non con provvedimenti di Guardia di finanza e Agenzia delle Entrate come attualmente accade.

La norma incriminata contenuta nel decreto fiscale consente una registrazione dei file delle fatture elettroniche per gli otto anni successivi a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento o alla conclusione di eventuali giudizi. Questa memorizzazione è finalizzata a ridurre il rischio evasione in modo da rendere i controlli da parte dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di finanza sempre più efficienti.

Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri è intervenuto sul tema sollevato dal Garante della privacy parlando dell' "anonimometro" previsto nella Legge di bilancio secondo il quale si prevede un'anonimizzazione di alcuni dati del contribuente. Questo provvedimento, oltre a tutelare la privacy dei cittadini dovrebbe portare ad un risparmio di circa 125 milioni, una cifra giudicata "realistica" dal ministro, perché basata su una stima "molto prudente".