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News sul caso Daniela Santanchè

Come è possibile che Daniela Santanchè non sapesse di essere indagata da mesi

Daniela Santanchè è indagata dallo scorso autunno dalla Procura di Milano. Nella sua informativa in Senato, però, lei aveva negato, per poi correggersi e affermare di aver appreso da fonti di stampa di essere iscritta al registro degli indagati, ma di non averne mai ricevuto comunicazioni. Come è possibile?
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A cura di Annalisa Girardi
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News sul caso Daniela Santanchè

La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è indagata già da diversi mesi per falso in bilancio e concorso in bancarotta, nonostante lei lo avesse negato durante la sua informativa in Senato. In realtà, era stata costretta a rettificare poche ore dopo la sua arringa a Palazzo Madama, precisando di aver appreso da comunicati stampa, che citavano fonti della Procura milanese, di essere iscritta nel registro degli indagati. Sempre secondo quanto spiegato dal suo ufficio, il fascicolo sarebbe stato desecretato una volta trascorsi tre mesi dall'apertura delle indagini, come prevede la normativa. Da quel momento, quindi, l'informazione sarebbe stata disponibile a qualsiasi mezzo di informazione che ne avesse fatto richiesta.

L'apertura delle indagini, come scriveva del resto nelle scorse settimane anche il Corriere della Sera, risalirebbe allo scorso autunno, da fine settembre 2022. A dicembre la ministra aveva richiesto l'accesso, attraverso i suoi legali, al registro delle notizie di reato. Il Codice di procedura penale permette però all'accusa di non svelare i nomi delle persone indagate per i primi tre mesi: per questa ragione quando si era avvalsa dell'articolo 335 a dicembre 2022, la sua richiesta avrebbe dato esito negativo. Dopo i tre mesi, quindi a febbraio 2023, la notizia non sarebbe più stata secretata e se Santanchè avesse richiesto nuovamente accesso avrebbe saputo di essere indagata per falso in bilancio e concorso in bancarotta per la gestione del gruppo Visibilia tra il 2016 e il 2020.

Ad ogni modo, la Procura comunque non è tenuta in ogni caso a informare l'indagato a meno che non debba compiere un atto, come un interrogatorio o una perquisizione, a cui l'avvocato difensore ha il diritto di assistere.

C'è tuttavia un altro elemento da tenere in considerazione. Dopo i primi sei mesi, se i pm hanno bisogno di ulteriore tempo per le indagini, devono notificare la richiesta di proroga all'indagato. E questa comunicazione non sarebbe mai arrivata a Santanchè, nonostante i sei mesi siano passati ormai da qualche tempo.

Va precisato che l'inchiesta di Report, da cui è scoppiato il caso sulla ministra, non riguardava tanto l'indagine della Procura di Milano, quanto presunti casi di tfr non riconosciuti ai dipendenti licenziati, di cassa integrazione imposta a una dipendente a sua insaputa (incassando così i soldi dalle casse dello Stato, ma beneficiando comunque della prestazione lavorativa) e di pagamenti mancati ai fornitori.

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