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Se c’è una cosa che gli Stati Uniti dovrebbero aver ormai imparato è che le invasioni militari e i rovesciamenti di regime non finiscono mai con un “e vissero tutti felici e contenti”. Anche senza entrare nell’ambito dell’etica e della legittimità, anche quando l’operazione viene considerata un successo – o perlomeno riesce nello specifico obiettivo – le conseguenze tendono a essere devastanti per quei Paesi. E così è stato per l’intera America Latina. Oggi parliamo di Venezuela, ma alle nostre spalle c’è una lunga storia di interventi statunitensi, di operazioni della CIA per deporre questo o quel governo, di colpi di Stato appoggiati più o meno segretamente dalla Casa Bianca. Una tendenza neoimperialista che non si è affatto estinta, e che dal Secondo Dopoguerra in poi ha lasciato su un intero continente centinaia di migliaia di morti, oppressione politica, violenza, povertà e diseguaglianze.
La vecchia intervista a Hugo Chavez
Da quando gli Stati Uniti hanno bombardato il Venezuela e portato Nicolas Maduro in un carcere di New York, è tornato a circolare un video sui social. È una vecchia intervista a Hugo Chavez, l’ex presidente del Venezuela, il mentore e predecessore di Maduro. Un politico popolare, che ha fatto dell'anti-imperialismo statunitense un punto centrale della sua dottrina. In questa intervista del 2009 una giornalista gli fa una domanda sulla possibilità che gli Stati Uniti potessero attaccare il Venezuela. Lui risponde chiedendole come fa a non vederlo, come fa a non vedere la minaccia che gli Stati Uniti pongono al Venezuela. Allora la giornalista gli chiede il perché: come mai gli Stati Uniti vorrebbero attaccare? Chavez risponde che ci sono diverse ragioni, ma che basta quella più importante: nel Paese c’è la più grande riserva di petrolio del pianeta. Il principale motivo per cui gli Stati Uniti vogliono che in Venezuela ci sia un governo subalterno a Washington è il petrolio.
Infine, l’ultima domanda: la giornalista chiede a Chavez se non sia paranoico, rispetto agli Stati Uniti. Lui risponde di no, di essere solo realista. E poi le dice che se potesse fare la stessa domanda a una serie di uomini, se ne renderebbe conto. Jacob Arbenz, Joao Goulart, Salvador Allende, Juan Bosch. È una provocazione chiaramente, molti di loro erano già morti nel 2009. Sono stati presidenti dei loro Paesi – Guatemala, Brasile, Cile, Repubblica Dominicana – e sono stati tutti deposti da colpi di Stato sostenuti dagli Stati Uniti.
Gli interventi militari USA e le operazioni della CIA in America Latina
Deposto Guzman in Guatemala
Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di invasioni, rovesciamenti di regime, colpi di Stato in America Latina. Nel 1954 viene rovesciato il presidente eletto del Guatemala, Jacobo Arbenz Guzman. Viene deposto da dei mercenari finanziati dagli Stati Uniti: il motivo? Una riforma agraria che minacciava gli interessi della United Fruit Corporation, cioè quella che sarebbe diventata la moderna Chiquita. Solo nel 2003 c’è stato un riconoscimento ufficiale del ruolo della CIA in questo colpo di Stato: nel frattempo ci sono state tre decadi di guerra civile, a causa di quegli eventi.
Il colpo della CIA in Brasile
Dieci anni più tardi è stata la volta del Brasile. Anche in questo caso la CIA ha finanziato e addestrato dei paramilitari anti comunisti che hanno portato al rovesciamento del governo di Joao Goulart, un presidente che stava cercando di portare avanti riforme sociali, che aveva buoni rapporti con Paesi socialisti come Cuba: anche in questo caso la conseguenza è stata una dittatura militare durata circa vent’anni.
Il golpe in Cile, la caduta di Allende e la dittatura di Pinochet
Negli anni Settanta è toccato al Cile di Salvador Allende. Sono state finanziate campagne di disinformazione in chiave anti comunista, innescate proteste, alimentato un clima che ha portato al golpe militare del generale Augusto Pinochet e alla morte del presidente Allende. La dittatura militare di Pinochet, una dittatura brutale e cruda, è durata quasi vent’anni.
Gli interessi economici in Repubblica Dominicana
L’ultimo esempio citato da Chavez è quello di Juan Bosch, il primo presidente democraticamente eletto della Repubblica Dominicana. Deposto da un golpe militare e scappato in esilio a Porto Rico, avrebbe potuto tornare in carica grazie a una seconda operazione dell’esercito. Ma gli Stati Uniti decisero di intervenire nella guerra civile, schierando circa 40 mila uomini e creando un governo provvisorio. Ufficialmente era per evitare che l’isola si trasformasse in una seconda Cuba, ma di fatto è stata un’operazione per tutelare gli interessi economici statunitensi, che avevano molte aziende per la produzione della canna da zucchero nell’isola.
Cuba, Nicaragua, Grenada e Panama
Ci sono tanti altri episodi che si potrebbero citare: il tentativo (fallito) di rovesciare Fidel Castro a Cuba con l’invasione della Baia dei Porci; i Marines a Santo Domingo nel 1965; il finanziamento dei controrivoluzionari Contras in Nicaragua in una sanguinosissima guerra civile che fece circa 50mila vittime; l’operazione Urgent Fury e l’invasione dell’isola di Grenada in chiave anti-comunista; l’intervento militare a Panama nel 1989 per deporre Manuel Noriega, il dittatore inizialmente supportato dalla CIA e poi condannato a 40 anni di carcere per reati di droga.
L'operazione Condor negli anni Settanta e Ottanta
In generale tra gli anni Settanta e Ottanta gli Stati Uniti lanciarono l’Operazione Condor in America Latina. Sostenevano attivamente sei dittature militari- quelle in Cile e Brasile, ma anche in Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia – e costruirono una rete transnazionale (l’Operazione Condor appunto) per perseguitare e in ultima istanza far sparire qualsiasi dissidente, oppositore politico, simpatizzante dei comunisti e della sinistra.
Oggi chiaramente il contesto globale è totalmente diverso: la Dottrina Monroe è qualcosa di appartenente ai secoli passati, ma siamo di base ancora una volta di fronte all’imperialismo americano. Che sia per motivi politici o interessi economici, ancora una volta gli Stati Uniti guardano all’America Latina come se fosse un luogo dove il loro intervento è legittimo. Come se fosse il giardino di casa loro.
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