PODCAST

Cosa succede se gli Stati Uniti intervengono in Groenlandia: il destino della Nato

Immagine
Audio wave

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

Quella di Parigi è stata una riunione molto particolare. È stata convocata dalla Coalizione di Volenterosi per discutere della pace in Ucraina, ma è chiaro che il tema gigantesco con cui si sono dovuti confrontare gli europei riguardava Donald Trump e la Groenlandia. Rispetto a Kiev, i leader di Francia e Regno Unito hanno firmato una dichiarazione di intenti insieme a Zelensky in cui si dicono disposti a mandare truppe francesi e britanniche nel Paese dopo un accordo di pace, per monitorare che venga rispettato. L’Italia invece non lo farà: Giorgia Meloni ha sempre detto che non ha alcuna intenzione di mandare militari italiani in Ucraina e che per lei la garanzia di sicurezza più grande che ci possa essere è un meccanismo basato sullo stesso principio dell’Articolo 5 della Nato.

Ti è piaciuto questo episodio di NEL CASO TE LO FOSSI PERSO?

Questo articolo è quello che dice che se un Paese membro dovesse essere attaccato militarmente, sarà tutta la Alleanza a rispondere. Ma in questo momento non è particolarmente attuale per le discussioni sull’Ucraina: lo è per le mire di Trump sulla Groenlandia. Perché se gli Stati Uniti usassero la forza militare per prendersi la Groenlandia, come hanno minacciato di fare, starebbero di fatto aggredendo un altro Paese Nato. Sarebbe la fine dell’Alleanza Atlantica.

La dichiarazione degli europei sulla Groenlandia

Al termine della riunione di Parigi i capi di Stato e di governo di sei Paesi – Francia, Germania, Regno Unito, Polonia, Spagna e Italia, quindi Giorgia Meloni compresa – hanno firmato una dichiarazione insieme al primo ministro danese in cui ribadiscono che la Groenlandia appartiene al suo popolo, per cui tocca alla Danimarca e alla Groenlandia prendere le decisioni che le riguardano.

A Trump però non interessa molto: è determinato a prendersi quel territorio, che sia con l’uso della forza militare o con un accordo economico. La vede come una necessità inderogabile, in termini strategici: ha detto che è vitale prenderne il controllo per questioni di sicurezza nazionale, visto che l’isola sarebbe “ricoperta di navi russe e cinesi” e che i danesi non sono in grado di proteggerla. Una teoria che il governo di Copenhagen ha respinto al mittente, dicendo che non ci sono navi da guerra cinesi che scorrazzano per i mari della Groenlandia, né investimenti massicci sul suo territorio, ricchissimo di terre rare.

Il governo danese ha anche chiesto urgentemente un incontro con il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, per discutere della situazione. Secondo il Wall Street Journal è esattamente quello che voleva la Casa Bianca: Rubio avrebbe spiegato ai membri del Congresso che le minacce che sono state fatte non sono preavviso di un’imminente invasione, ma servono più che altro a spingere la Danimarca a negoziare. Perché l’obiettivo finale, quello vero, è di comprarsi la Groenlandia.

"A governare il mondo sono la forza e il potere"

Ma dopo quello che è accaduto con il Venezuela, ci si aspetta qualsiasi cosa da Trump. Anche che usi la forza militare altrove, come in Groenlandia. Del resto lo ha detto chiaramente anche Stephen Miller, il consigliere politico di Trump. In un’intervista con la Cnn ha detto che si può parlare quanto si vuole dei convenevoli internazionali, ma che alla fine nel mondo reale in cui viviamo a governare sono la forza e il potere. E se teniamo a mente questo presupposto, nessuno si metterà a combattere militarmente contro gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia. Nel frattempo sua moglie, Katie Miller, pubblicava su X un’immagine della Groenlandia ricoperta dalla bandiera statunitense.

E così torniamo all’Articolo 5 della Nato. Se Washington dovesse intervenire militarmente sul quel territorio, di fatto starebbe attaccando un altro Paese dell’Alleanza. Il resto degli Stati, quindi i Paesi europei, cosa dovrebbero fare? Rispondere con i missili e con le bombe per difenderla? È un’ipotesi talmente inconcepibile che il trattato fondativo dell’Alleanza Atlantica non dice nulla a riguardo, non specifica cioè come comportarsi nel caso scoppiasse una guerra tra due Paesi membri.

La fine della Nato farebbe felice Putin

La prima ministra danese, Mette Frederiksen, lo ha detto chiaramente: sarebbe la fine della Nato, la fine di quell’architettura militare di sicurezza che sta in piedi dal Secondo Dopoguerra. Ovviamente qualcuno ne sarebbe molto felice: quel qualcuno è Vladimir Putin. Sarebbe lui il vero vincitore di uno scenario di questo tipo: una volta per tutte si libererebbe dell’Alleanza Atlantica, l’unica cosa che finora ha messo un freno alle sue mire imperialiste. Il punto è che ora pure gli Stati Uniti di Trump hanno mire simili, tanto con la Groenlandia quanto con i Paesi dell’America Latina in cui hanno interessi politici o economici.

Come ha detto Miller, non è più il mondo delle regole e del diritto internazionale. È il mondo del più forte ed è sempre più chiaro che in questo mondo l’Europa non riesce a far valere la forza dell’alternativa. Dopo le minacce di Trump gli europei ci hanno messo parecchio tempo prima di rispondere. E non lo hanno nemmeno fatto tutti insieme. Sei Paesi hanno detto che spetta alla Danimarca e alla Groenlandia decidere del loro futuro.

Una presa di posizione che però sembra pericolosamente vicina a quella per cui “spetta a Kiev decidere cosa fare dei territori occupati”. Una linea che fino a un anno fa era considerata inaccettabile, perché in qualche modo apriva alla resa di uno Stato sovrano verso quel Paese che l’aveva aggredito. Se si passa dal principio per cui l’integrità territoriale è inviolabile, a quello per cui spetta all’Ucraina decidere dei territori occupati, ma nella consapevolezza che gli Stati Uniti non sono disposti a sostenerla ancora a lungo e che quindi tra un anno le cose potrebbero anche andare peggio, è chiaro che si stanno smantellando i principi basilari della Carta delle Nazioni Unite. Una sorta di ricatto. Che non dovrebbe esistere nel mondo che abbiamo costruito nel Secondo Dopoguerra. Ma tutto è cambiato con l’arrivo di Trump: e gli europei non sembrano in grado di fare altro se non progressivamente piegarsi al volere del presidente statunitense.

Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.

Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!

Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

api url views
Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.