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Cosa sta succedendo alle borse e ai mercati europei dopo l’annuncio sui dazi di Trump

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A Davos, in Svizzera, inizia il World Economic Forum, forse il vertice più importante per la politica economica globale. E comincia con delle premesse non proprio incoraggianti: le borse europee stanno accusando il colpo dello scontro tra Bruxelles e Washington, e hanno aperto con praticamente tutti i principali indici in calo. Tra le Alpi svizzere i leader europei si troveranno faccia a faccia con Donald Trump, ma l’esito di questi incontri è del tutto imprevedibile: potrebbero distendere il clima, ma anche far scoppiare le tensioni.

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Mancano due settimane al primo febbraio, il giorno in cui dovrebbero scattare i dazi al 10% per tutti quei Paesi che hanno mandato dei soldati in Groenlandia, in risposta alle minacce di Trump. Quindi Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Finlandia. Il Canada in questi giorni ha detto che potrebbe presto unirsi a questa missione, denominata Arctic Endurance, quindi potenzialmente potrebbe aggiungersi alla lista dei Paesi colpiti dalle tariffe trumpiane.

Come funziona il bazooka dell'Unione europea

In queste due settimane bisogna trovare una risposta. Per il presidente francese Macron è il momento di passare alle maniere forti, di rispondere a tono alle minacce della Casa Bianca. E quindi attivare il cosiddetto bazooka, quello strumento anti-coercizione che servirebbe – il condizionale è d’obbligo perché da quando è entrato in vigore a fine 2023 non è mai stato usato – a creare deterrenza nei confronti di quegli attori che esercitano pressioni commerciali contro l’Unione europea o anche un singolo Stato membro, in modo da influenzarne decisioni o scelte politiche.

In altre parole: se un Paese usa una leva commerciale ed economica per spingere un Paese UE a comportarsi in una determinata maniera, questo strumento entrerebbe in funzione per ostacolare questi propositi.

Ma di cosa si tratta, nel concreto? Non è una misura singola: possono essere dazi, delle restrizioni al mercato comunitario, che si tratti del commercio di servizi digitali o finanziari, o ancora al comparto degli investimenti, o all’immissione di prodotti e licenze specifiche. Insomma, una serie di misure che attivandosi insieme avrebbero un impatto talmente forte, da far desistere quel Paese terzo nei suoi intenti.

Come reagirà Bruxelles alle minacce di Trump

Il portavoce della Comissine europea, Olof Gill, oggi ha dichiarato che questo bazooka anti-coercizione "è uno degli strumenti a disposizione della Ue nel caso in cui sia necessaria una risposta diretta, qualora il nostro approccio non producesse il risultato previsto. Sappiamo perfettamente come e quando usarlo. Il suo obiettivo principale è quello di fungere da deterrente: a volte anche solo accennare alla possibilità di uno strumento più efficace può ottenere l'effetto desiderato". Insomma, una decisione a riguardo ancora non è stata presa – comunque i tempi non sono immediati, la Commissione deve fare un’analisi e presentare una proposta al Consiglio, prima di procedere – ma Bruxelles è pronta a ogni evenienza e, come ha detto il portavoce, anche questo strumento è sul tavolo.

Ma, appunto, non tutti sono d’accordo. Sarebbe una risposta molto dura e il timore è che comprometta le relazioni transatlantiche in modo irreparabile. Ma è chiaro che l’Europa non può stare ferma a guardare mentre Trump manda all’aria ogni norma del diritto internazionale e si comporta come un despota imperialista. Un’altra opzione che starebbero valutando i leader europei è quella di riesumare i controdazi che erano stati prima approvati e poi sospesi l’estate scorsa, quando si era arrivati a un accordo tra Trump e Ursula von der Leyen.

Certo, bisognerebbe capire in che formula visto che – a differenza dell’anno scorso – i dazi riguardano solo quei Paesi che hanno infastidito Trump, non l’Unione nel suo complesso. Una cosa che non è nemmeno chiaro se sia fattibile, visto che le politiche commerciali con l’estero sono comuni e uniche a tutti gli Stati Membri.

La reazione di Giorgia Meloni

La risposta dell’Europa comunque sarà unica, questo è chiaro. L’Italia non è stata minacciata con questi nuovi dazi, visto che non ha partecipato alla missione in Groenlandia, ma Giorgia Meloni si sta comunque coordinando gli altri leader per decidere il da farsi. La presidente del Consiglio, che in questi giorni è impegnata in un viaggio in Oriente, da Tokyo ha detto che questo annuncio di Trump è stato un errore, e che lei non lo condivide. Ha cercato di calmare le acque, spiegando che l’iniziativa di Francia, Germania, Danimarca & Co, non è stata in chiave anti statunitense. Ha detto di condividere questa attenzione di Trump per l’Artico, una zona strategica dove bisogna evitare l’interferenza di attori ostili, e che l’iniziativa di alcuni Paesi europei andava esattamente in questo senso: quello di creare maggiore sicurezza.

Attualmente, va specificato, la minaccia più grave alla sicurezza in quella regione la stanno portando gli Stati Uniti di Trump, paventando interventi militari che potrebbero portare alla fine della Nato e potenzialmente alla Terza Guerra Mondiale. Questo Meloni lo sa, ma si appella alla ripresa del dialogo, proprio per evitare una escalation che non converrebbe a nessuno. O meglio, non converrebbe agli Stati Uniti e all’Europa. Ma alla Russia di Putin non dispiacerebbe per niente.

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