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Ma i maranza sono davvero l’emergenza sociale numero uno del nostro Paese?

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Partiamo come sempre dalle domande: oggi dalla domanda di Nadia:

“Chi sono i maranza? E perché sono diventati la nuova emergenza sociale del nostro Paese?”

Proviamo a raccontarla dall’inizio questa storia, Nadia. Perché è molto più complicata di quanto si immagini.

Innanzitutto: chi sono i maranza? E perché se ne parla? Se chiedi a un adolescente ti parla di una sub-cultura giovanile costruita, come tutte le subculture, attorno a un codice di abbigliamento ben definito – il borsello di Gucci, la tuta tech della Nike, le scarpe TN, sempre della Nike -, e dalla musica che ascoltano – generalmente rap e trap. Il termine, usato da altri in tono dispregiativo, è stato fatto proprio e rivendicato orgogliosamente da questi ragazzi.

Fin qui niente di nuovo. Ma rispetto a questa definizione, che di per sé non dovrebbe concorrere a generare nessun allarme sociale, ci sono state due traslazioni.

La prima: si è associata la subcultura dei maranza al fenomeno delle baby gang, gruppi di giovani dediti a risse e borseggi, solitamente con armi da taglio
La seconda: si sono associate sia la subcultura dei maranza, sia il fenomeno sociale delle baby gang ai giovani di seconda generazione, quei ragazzi nati in Italia ma con uno o due genitori con una storia di migrazione, o migrati dal loro Paese d’origine in giovanissima età.

Di fatto, nella narrazione mainstream italiana – che oggi equivale a dire nella narrazione di destra – questi tre fenomeni sono andati a coincidere: maranza uguale baby gang uguale giovane di seconda generazione.

Il recente caso di cronaca a La Spezia è emblematico. Il giovane Zouhair Atif, che ha accoltellato il coetaneo Youssef Abanoub a scuola, era un giovane di seconda generazione sì, ma non aveva precedenti legati all’appartenenza a una baby gang, né sappiamo se aderisse alla subcultura dei maranza. Sappiamo, come ha raccontato una sua insegnante ai giornalistiche aveva “l’abisso dentro”, che era ossessionato dai coltelli, che aveva manifestato volontà omicidi e che tra le sue passioni c’erano la magia nera e i riti satanici. Un caso incredibilmente peculiare che tuttavia è stato rubricato dai politici, dai commentatori e dai media di destra come l’ennesima prova di un’emergenza maranza.

Addirittura il sindaco di La Spezia ne ha fatto una questione etnica: ”È chiaro che l'uso dei coltelli arriva solo in certe etnie”, ha detto a Otto e Mezzo. Ai maranza, alle baby gang, alle seconde generazioni si giustappone un ulteriore traslazione, quella etnica. In poche parole, il problema sono i giovani nord africani. O, per generalizzare ulteriormente, i marocchini.

Ma è davvero così?
In realtà i numeri raccontano una storia un po’ diversa.

Prendiamo i dati dell’Istat sui minorenni arrestati o indagati. Sono dati in crescita quelli degli ultimi anni, soprattutto in relazione alle aggressioni e ai furti con arma da taglio. Ma non sono numeri che raccontano una crescita esponenziale. Nel 2015 erano 32mila, negli anni successivi i numeri sono calati fino a 25mila e gli ultimi dati, quelli del 2024, parlano di 38mila giovani segnalati. Aumento sì, ma con numeri abbastanza in linea a quelli degli anni precedenti.

Anche i numeri della prefettura di Milano – considerata da politici e media di destra come la capitale dei maranza, anche perché guarda caso il sindaco è di centrosinistra – raccontano qualcosa di un po’ diverso da un’allarme sicurezza. Nel 2024, infatti, i reati si sono addirittura ridotti e i cosiddetti reati di strada – scippi e furti – sono diminuiti del 10% circa rispetto all’anno precedente.

Non solo: Save The Children ha appena pubblicato un rapporto sulla criminalità giovanile in Europa, e anche qui i dati sembrano raccontare una storia diversa dall’emergenza. Dice, il report di Save The Children che il numero di minori che in Italia è entrato in contatto con il sistema di giustizia perché sospettati o autori di reato ha conosciuto un lieve aumento negli ultimi dieci anni (329 ogni 100mila abitanti nel 2014 e 363 nel 2023), ma rimane uno dei più bassi tra i Paesi europei. Ad esempio, in Germania ce ne sono 2.237 ogni 100mila abitanti in Germania, 1.608 in Francia, 2.118 in Austria e addirittura 8.403 in Ungheria.

Sono numeri, soprattutto questi ultimi, che vanno contestualizzati.

Sicuramente ci sono delle differenze tra le legislazioni dei diversi Paesi. Ma altrettanto sicuramente ci dicono che l’emergenza è sovrastimata, che la percezione e la realtà differiscono perché c’è chi prende un caso di cronaca e lo generalizza per altri scopi. Che c’è chi soffia sul fuoco della paura per altri scopi. Che c’è chi costruisce il nemico perfetto per altri scopi. E forse per capire bene cosa succede varrebbe la pena di vedere cosa sta facendo e cosa vuole fare la destra per combattere questa presunta emergenza.

Dobbiamo affrontare con forza il fenomeno dei maranza – ha detto ad esempio Meloni ad Atreju -. chi coltiva odio non può restare nell’impunità. L’Italia non è più la repubblica delle banane che piaceva tanto alla sinistra. Lo stesso vale per le piazze violente che abbiamo visto in questi mesi”.

Al netto del fatto che parlare di repubblica delle banane suona un pelo razzista, visto che si parla di stranieri e migranti. E che “in questi mesi” al governo c’era Meloni e non la sinistra, il ministro dell’interno – dopo i fatti di La Spezia – ha messo sul tavolo un nuovo decreto sicurezza con le cosiddette norme anti-maranza. Dentro ci sono le pene per il possesso di armi da taglio, a figli e genitori. C’è l’aumento delle pene per il furto con strappo e in abitazione. Ma, guarda caso, ci sono la facilitazione per le espulsioni, il potenziamento delle strutture di trattenimento e altre norme contro gli stranieri in Italia.

In altre parole, è un giro di vite per tutti, ma per i giovani di seconda generazione, o comunque per gli stranieri i giri di vite sono più di uno. Quasi come se la violenza italiana fosse legittima.

Ad esempio, come quando gli ultras di estrema destra hanno preso di mira, a Verona, a Modena e a Padova, dei gruppi di maranza, o banalmente delle comitive di stranieri di seconda generazione. Avete sentito parlare per caso di emergenza ultras? Di decreti anti-curve? Avete letto editoriali sulla violenza di estrema destra sempre più fuori controllo?  No, perché nessuno l’ha detto e nessuno l’ha scritto.

La verità, alla fine di tutto, è che quella che stiamo vivendo oggi è l’inizio di un processo di integrazione molto complicato, cui una parte politica sta provando a mettersi di traverso.

Perché in Italia i giovani sono pochi, ma i giovani di seconda generazione, in percentuale,  sono sempre di più. Oggi sono il 14% sul totale, ma la loro percentuale è in continua crescita. Visto che ad esempio, nel 2023, i bambini con genitori stranieri nati in Italia sono stati il 23% del totale.

Lo diciamo ai patrioti: quelli che chiamate maranza sono un pezzo enorme dell’Italia di domani, insomma.  Occuparsene non vuol dire criminalizzarli solo perché stranieri, ingigantendo allarmi sociali e facendo di tutta l’erba un fascio (giuro, non era voluta!). Occuparsene ad esempio, vuol dire fare in modo che abbiano un’educazione e una formazione che diano loro un posto nella società: tra i giovani che non  vanno oltre la scuola media i giovani di seconda generazione sono il 28,7 sul totale, il triplo rispetto ai giovani con entrambi i genitori italiani.

Ecco, ad esempio: magari, anziché parlare solo di metal detector nelle scuole, proviamo a fare in modo che quei ragazzi ci restino, a scuola.

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