Ci sono novità nel caso del brutale delitto di Pamela Mastropietro, la diciottenne romana uccisa, fatta a pezzi e abbandonata in due trolley lo scorso gennaio nella provincia di Macerata. Il gip di Macerata Giovanni Maria Manzoni ha revocato la custodia in carcere, ma solo per le accuse di omicidio, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere, a carico di due dei nigeriani coinvolti nel caso, Lucky Awelima e Desmond Lucky. Inizialmente i due uomini erano stati arrestati per concorso con il ventinovenne Innocent Oseghale per l'omicidio di Pamela e lo smembramento del cadavere. A spingere la Procura a chiedere la scarcerazione per le accuse più gravi sono stati i risultati delle perizie eseguite dal Ris e di quelle telefoniche che avrebbero escluso la presenza dei due uomini nell'appartamento dove si consumò il massacro. La decisione del gip innescata dalla richiesta della Procura di Macerata, secondo quanto ha spiegato all’Ansa il procuratore Giovanni Giorgio, è arrivata “l'altro giorno”. Per il momento, dunque, Lucky Awelima e Desmond Lucky restano in carcere per spaccio di eroina ma in ogni caso restano nell’inchiesta per il massacro di Pamela.

Riesame: "Non c'è prova di violenza sessuale da parte di Oseghale"

Nei confronti dell’uomo accusato di aver ucciso la giovane romana, Innocent Oseghale, è arrivata invece la decisione del Tribunale del Riesame di Ancona che ha respinto il ricorso della Procura di Macerata che chiedeva la custodia in carcere per il nigeriano anche per l'accusa di violenza sessuale. Secondo il Tribunale, per l'accusa di aver stuprato Pamela Mastropietro non sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico di Oseghale, già in carcere ad Ascoli Piceno per l'omicidio. Secondo il procuratore Giovanni Giorgio lo stupro sarebbe stato il movente dell'omicidio della ragazza e del successivo smembramento del cadvere. Tesi che non aveva convinto il gip di Macerata, secondo cui tra Oseghale e la vittima invece si creò un “clima amicale” e il nigeriano l'avrebbe uccisa preso dal panico perché lei si sarebbe sentita male dopo aver assunto eroina. I difensori Umberto Gramenzi e Simone Matraxia avevano respinto ogni accusa, chiedendo il rigetto del ricorso.