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Ciao,

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mi prendo queste tre righe per una riflessione laterale sugli scontri di Torino, che nasce più da una sensazione di pancia, che da un’analisi razionale di quanto accaduto. È la sensazione che stiamo davvero incamminandoci lungo un crinale pericoloso in cui rischiano di saltare tanti pezzi del nostro vivere civile. Ho visto giornali titolare “Arrestateli tutti” con richiami nemmeno troppo sottintesi ai partiti di sinistra scesi in piazza. E ho letto il ministro dell’interno Piantedosi dire che i centri sociali sono “il vero pericolo per la democrazia” che prospera “grazie a coperture politiche ben identificabili”. Se questa è la reazione, e se la strategia è quella di alzare ancora il livello dello scontro, il timore è che ci saranno altre Torino, che ci saranno reazioni ancora peggiori e che questo scontro si avviterà verso scenari che ancora non possiamo nemmeno immaginare. Violenza chiama violenza che chiama violenza. Abituarsi a tutto questo è l’ultima cosa che dovremmo fare.

Cosa succederà nel decreto Sicurezza, ora che Giorgia Meloni ha annunciato una stretta dopo gli scontri di Torino?

Ada

Ciao Ada e grazie per la tua domanda. Proprio mentre ti rispondo, sto aspettando di vedere cosa uscirà dal vertice di Palazzo Chigi dove Meloni e i suoi discuteranno delle nuove misure da aggiungere al decreto Sicurezza dopo i fatti di Torino. Probabilmente ne sapremo di più al Consiglio dei ministri in agenda mercoledì prossimo, ma alcune norme sono state anticipate. E alcune, più di altre, destano serie preoccupazioni. Una su tutte il fermo preventivo verso quelle persone che potrebbero creare disordini a cortei e manifestazioni, sulla base di comportamenti precedenti o di meri sospetti. La svolta securitaria è sempre stata un fil rouge di questo governo, fin dal suo insediamento, ma il rischio è quello di arrivare a un punto di non ritorno. Fino a quando la sicurezza verrà presa a pretesto per limitare lo spazio dei diritti e delle libertà personali? E fino a quando lo accetteremo? Intanto, per tornare alla tua domanda, nel vertice di oggi Meloni e i ministri competenti parleranno di rafforzare il Daspo urbano ed estenderlo anche a chi non è stato condannato in via definitiva, del fermo preventivo di 12 ore (ma che Salvini vorrebbe portare addirittura a 48), e delle perquisizioni in casi eccezionalmente gravi. Queste novità si aggiungeranno alle misure che erano già in programma, come il divieto di vendere coltelli e armi da taglio ai minori, una norma messa a punto dopo l’omicidio a scuola di un ragazzo a La Spezia. Ci sono ancora molte cose da chiarire – ad esempio cosa verrà inserito in un decreto urgente, su cui però c’è un’altissima attenzione da parte del Quirinale, e cosa in un disegno di legge – ma ciò che possiamo dire con una buona dose di certezza è che dopo i fatti dell’ultimo mese, il governo metterà a punto nuovi reati e inasprirà le pene esistenti. Se già tutto questo era tra i progetti di Palazzo Chigi, dopo gli scontri il governo andrà dritto come un treno.

Annalisa Girardi – vice capo area Video Fanpage.it

Ho letto che a supporto della nostra polizia durante le Olimpiadi e Paralimpiadi ci sarà ICE americana. Mi domando: non avendo potere giurisdizionale sul territorio italiano, quali poteri avranno? Non essendo una vera forza pubblica sulla base di quale titolo è stato permesso? E gli altri stati partecipanti, sono concordi? In tutto questo non vedo Spirito Olimpico. Spero che mi possiate rispondere. Saluti.

Giada

La possibile partecipazione di agenti dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement americano) alle Olimpiadi di Milano-Cortina ha suscitato un acceso dibattito pubblico e politico. La conferma – peraltro parziale e non priva di contraddizioni istituzionali – è arrivata da fonti diplomatiche, ma i contorni del loro ruolo restano chiari: non si tratta di una forza di polizia straniera che opererà sul territorio italiano con poteri giurisdizionali.
Gli agenti che potrebbero essere presenti farebbero parte della componente investigativa dell'ICE chiamata Homeland Security Investigations (HSI), distinta dal ramo che si occupa di immigrazione e deportazioni negli Stati Uniti, e il loro impiego sarà tecnico e di cooperazione informativa: analisi di rischi, scambio dati e supporto nell'individuazione di minacce, in coordinamento con le autorità italiane e con il Diplomatic Security Service USA.
A riguardo, il governo italiano ha chiarito che ordine pubblico e controllo del territorio resteranno esclusiva responsabilità delle forze dell'ordine italiane e che gli agenti ICE non parteciperanno a pattugliamenti, controlli o ad attività di enforcement su cittadini o residenti italiani.
Tuttavia, la partecipazione di agenti esteri a grandi eventi internazionali non è di per sé inedita: è prassi che gli Stati portino esperti di sicurezza per proteggere i propri delegati e migliorare lo scambio di informazioni. Nonostante questo, proprio perché l'ICE è stata travolta da pesanti accuse di violenze e abusi nelle operazioni di polizia, in molti hanno parlato del suo arrivo come di un'incongruenza con la "cooperazione pacifica" e con il "rispetto dei diritti umani". In ogni caso, gli altri Paesi partecipanti sono stati informati e non risultano, al momento, contestazioni ufficiali, nonostante la vicenda resti sicuramente un nodo politico e simbolico nel contesto di un grande evento globale.

Giulia Ghirardi, redattrice area Milano Fanpage.it

Ma ad un certo punto, secondo voi, non e’ meglio prendere le distanze da TRUMP ed approfittare di questa instabilità politica per definire veramente “ gli Stati Uniti d’Europa”? Credo che questo clima politico ci fa capire che da soli non si va da nessuna parte ma se davvero vogliamo cambiare in meglio l’Europa deve essere unita come un solo Stato! Cosa ne pensate?

Nunzio

Caro Nunzio,
hai ragione. A prescindere da quale sia il formato vincente per l’Unione europea è chiaro agli occhi di tutti che il modello attuale non funziona. Gli eventi che hanno segnato questi primi trenta giorni del 2026 hanno confermato l’incapacità dell’Ue di esprimere una linea ferma e comune. Quando pure riesce ad articolarsi in modo coordinato sulle grandi questioni internazionali, la politica europea è spesso tardiva, arriva al termine di lunghe trattative, fatte di veti incrociati e compromessi tra i singoli Stati, che ne mostrano tutta la fragilità. Davanti a Trump, alla grammatica aggressiva con cui si rivolge a chiunque ostacoli le sue ambizioni imperialiste (Alleati inclusi) e al crescente smantellamento della diplomazia a cui assistiamo da un anno a questa parte, l’Europa appare inerme, debole, timorosa. Per Bruxelles diventa complicato offrirsi come un baluardo credibile per la difesa dello stato di diritto, della libertà di autodeterminazione dei popoli e del multilateralismo, se i suoi membri si muovono in ordine sparso e le decisioni si incagliano a causa di regole – come quella del voto all’unanimità – che l’Europa stessa si è data. Ma risulta ancora più difficile quando al suo interno c’è chi, dietro il titolo autoconferitosi di “pontiera” tra le due sponde dell’Atlantico, riesce con estrema fatica a dissociarsi dagli attacchi di Trump e prova piuttosto a fare di tutto pur di non dispiacere il tycoon, a costo di lasciare l’Ue sullo sfondo.

Giulia Casula, redattrice area Politica Fanpage.it

Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.

Francesco

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