PODCAST

La Francia aumenterà il numero delle sue testate nucleari, ma l’Italia rifiuta l’ombrello atomico di Macron

Immagine
Audio wave

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

“Per essere liberi bisogna essere temuti”. Questa è la filosofia dietro l’annuncio del presidente francese, Emmanuel Macron, che alla base militare di Ile Longue, in Bretagna, ha detto chiaramente che la Francia aumenterà le proprie testate nucleari. E lo ha fatto letteralmente davanti a un sottomarino dotato di missili atomici che prenderà il largo tra pochi giorni. È la cosiddetta “deterrenza avanzata” che secondo Macron deve essere messa in campo in questa nuova fase geopolitica. Dove l’Europa si trova ad affrontare minacce concrete e, di fatto, non può più contare sugli Stati Uniti come prima. Non sulla guerra in Ucraina, e nemmeno nel Golfo: con Donald Trump alla Casa Bianca le regole sono cambiate e Washington non solo non assicura che sarà in prima linea a difendere gli alleati se verranno attaccati. No, oggi gli Stati Uniti sono quel Paese che accendono la miccia della guerra nel Golfo – attaccando l’Iran insieme a Israele – senza avvisare e confrontarsi con i Paesi europei. Gli stessi Paesi che, del resto, minacciavano quando promettevano di prendersi la Groenlandia con i soldi o con la forza.

Ti è piaciuto questo episodio di NEL CASO TE LO FOSSI PERSO?

L'annuncio di Macron

Ma torniamo all’annuncio di Macron. Il presidente francese ha detto che l’arsenale atomico del suo Paese crescerà e che sarà in qualche modo condiviso con alcuni partner europei, nel senso che ci sarà maggiore cooperazione e queste armi potranno essere dispiegate – con i jet o con i sottomarini – anche oltre i confini francesi. Una precisazione: la Francia è una delle potenze atomiche riconosciute dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, insieme a Stati Uniti, Regno Unito, Cina e Russia. Poi ci sono altri quattro Paesi (India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) che hanno sviluppato la bomba atomica, anche se non sono riconosciute ufficialmente come potenze nucleari dalla comunità delle Nazioni Unite.

L'arsenale nucleare mondiale

Al mondo in questo momento ci sono circa 12mila testate atomiche e la stragrande maggioranza è detenuta da Russia e Stati Uniti, che ne hanno più o meno 5mila ciascuno. Poi c’è la Cina che da alcuni anni ha iniziato una vertiginosa corsa al riarmo nucleare e ha raddoppiato le sue testate arrivando a circa 600. Tra l’altro proprio questa tendenza cinese è ciò che avrebbe portato Trump ad annunciare la ripresa, dopo oltre trent’anni, dei test nucleari: gli esperti credono che, a questo ritmo, la Cina presto raggiungerà la capacità atomica di Mosca e Washington e la Casa Bianca non ha alcuna intenzione di farsi trovare impreparata, per cui rilancia. In questo contesto ora si aggiunge anche l’annuncio della Francia, che è la quarta potenza nucleare al mondo con 290 testate.

La "deterrenza estesa" francese

Macron ha detto che l’arsenale aumenterà, ma non verrà comunicato fino a che punto. E questo è un ulteriore elemento di incertezza e di precarietà che rende la minaccia nucleare globale molto più seria e rischiosa. Appena un mese fa è scaduto il New Start, quell’accordo bilaterale tra Russia e Stati Uniti che impegnava entrambi i Paesi a contenere i propri arsenali e a comunicare costantemente, perché trasparenza significa sicurezza, significa abbassare il livello delle tensioni. Ma, appunto, senza una proroga dell’accordo le cose sono cambiate: viviamo in un mondo dove il contesto geopolitico è infiammato e i sospetti verso nemici reali o immaginari crescono di giorno in giorno. Senza sapere quante armi nucleari ha a disposizione uno Stato amico o ostile, i governi saranno sempre portati ad aumentare il proprio arsenale per difendersi dalle potenziali minacce, per non farsi sorprendere in condizioni di inferiorità. È la proliferazione nucleare ai suoi massimi livelli, come c’è stata all’inizio della Guerra fredda. E questa, chiaramente non è una buona notizia.

La Francia manteneva il suo arsenale atomico più o meno uguale dal 1992. Oggi le cose cambiano. Cambia completamente l’approccio nella dottrina nucleare francese. Dai tempi di De Gaulle i riferimenti all’atomica sono sempre stati inseriti in una logica di deterrenza classica, conservatrice, per cui la bomba atomica serviva per scoraggiare qualsiasi nemico ad attaccare. E quindi, una bomba da usare nel remoto caso di una minaccia esistenziale diretta. Ora però vediamo una fase più aggressiva, in cui non basta il possesso dell’arma: serve un arsenale sempre più micidiale, sempre più potente. L’asticella viene alzata anche dal fatto che il dispiegamento di quest’arma va oltre i confini francesi: sembra che Macron stia mettendo le basi per lanciare un programma di basi nucleari europee. E questa è l’ennesima prova del fatto che l’Europa non si sente più sicura sotto l’ombrello di sicurezza statunitense nell’era Trump.

L'ombrello europeo

Questa nuova fase francese è stata condivisa con altri otto Paesi. Il Regno Unito in primis, anche lui una potenza dotata di arma atomica, ma anche Polonia, Grecia, Svezia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi e Germania. Questi ultimi tre Paesi – Belgio, Paesi Bassi e Germania – sono anche quelli che ospitano sul loro territorio armi atomiche statunitensi, per il principio del cosiddetto nuclear sharing della Nato. Cioè un principio per cui appunto ci sono poche potenze atomiche riconosciute ufficialmente, la prima sono gli Stati Uniti e condividono con alcuni Paesi Nato un pezzo di arsenale, mantenendolo fisicamente nel loro territorio. Altri due Paesi Nato che aderiscono a questo principio sono la Turchia e poi l’Italia.

Meloni si defila

L’Italia però non partecipa a questa deterrenza avanzata francese. Sandro Gozi, che è un eurodeputato eletto in Francia, ha spiegato che il governo di Giorgia Meloni era stato contattato, ma si è sfilato. Probabilmente non voleva mettersi in una posizione che comunque sottolinea una distinzione con Trump, anche se Macron ha assicurato che il progetto francese non va in contrasto con il ruolo degli Stati Uniti nella Nato. Però, come del resto era accaduto all’inizio anche sulla coalizione dei Volenterosi, sembra che Meloni voglia mantenere sempre aperta questa interlocuzione speciale con la Casa Bianca. È un’illusione, chiaramente, perché la Casa Bianca non ha tenuto minimamente in considerazione l’Italia – al pari degli altri Paesi europei – quando ha attaccato l’Iran. È ora che l’Europa se ne renda conto.

Per ora però i leader europei continuano a comportarsi come se fosse tutto normale, come se l’ordine mondiale fosse ancora quello di un tempo. Nessuno, a parte Sanchez, ha sottolineato le perplessità su un attacco lanciato senza avvisare gli alleati, che rischia di trascinare un’intera regione di nuovo nel caos. La maggior parte dei leader si è limitata a condannare il regime degli Ayatollah e a fare generici appelli alla diplomazia. Come se quello che sta succedendo non ci riguardasse. Invece non solo ci riguarda eccome, ma è anche già arrivato alle porte dell’Europa. Dei droni hanno infatti colpito una base britannica a Cipro. È stato un episodio isolato, oppure è solo l’inizio di qualcosa di più grande?

Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.

Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!

Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

Il Podcast daily per i Sostenitori di Fanpage.it che, ogni giorno, fa il punto sulla notizia più importante del momento, quella da non perdere, per aprire gli occhi sul mondo. L’appuntamento è dal lunedì al venerdì alle 18.00, con la nostra giornalista, Annalisa Girardi.

[Altro]
api url views
Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.