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Non c'è ancora la conferma da parte dell’Iran, ma Israele assicura di aver ucciso in un attacco aereo sia Ali Larijani che il generale Gholam Reza Soleimani, alla guida delle milizie Basij. Soprattutto nel primo caso, sarebbe un colpo durissimo per il regime degli Ayatollah. Larijani era infatti il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, una figura centrale nell’apparato, uno degli uomini più influenti del regime di Teheran, subito dopo la Guida Suprema. Un leader de facto. Larijani è stato per quarant’anni un personaggio onnipresente nei centri del potere iraniano, sia in quelli politico-spirituali che in quelli militari e di sicurezza.
Chi è Ali Larijani
Lui stesso è stato nei Pasdaran durante la guerra con l’Iraq, è stato ministro della cultura – spesso viene descritto come il filosofo del regime, colui che ha contribuito a teorizzarlo – poi presidente del Parlamento, capo della televisione di Stato, negoziatore sul programma nucleare. Insomma, un uomo con le mani in pasta in qualsiasi dossier del Paese. Un uomo che ha incarnato anche la repressione dell’opposizione e delle proteste, proprio in quanto figura ponte tra il potere politico-religioso e in quello di sicurezza.
Mentre il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, annunciava la sua morte, Teheran diffondeva attraverso il canale Telegram di Larijani un messaggio di commemorazione dei militari della Marina iraniana uccisi in un attacco navale. Un’esaltazione del martirio. Quindi non è chiaro se sia un modo per smentire la sua uccisione, mancano comunque delle indicazioni temporali su quando sarebbe stato scritto il messaggio, oppure se non sia un messaggio per celebrare anche il suo martirio, a conferma della morte.
Perché il regime non crollerà presto
Anche Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, ha commentato la notizia della sua morte, dicendo che in questo modo Israele sta aiutando il popolo iraniano a liberarsi del regime. Netanyahu ha anche detto che questo non accadrà subito e che non sarà facile. Ed è una delle poche cose vere mai dette da Netanyahu. Il regime degli Ayatollah è progettato e costruito in modo che continui a funzionare anche senza le varie teste. Del resto, la Guida Suprema è stata uccisa nel primo giorno di guerra, ma nonostante questo non solo l’Iran ha incassato il colpo, ma ne ha anche inferti a sua volta in tutto il Golfo. E, di conseguenza, al resto del mondo (all’Europa in primis), bloccando la produzione e l’export di petrolio e facendo schizzare i prezzi alle stelle.
Su questo fronte, la strategia iraniana sembra funzionare: la chiusura dello stretto di Hormuz non solo sta provocando uno shock energetico ed economico, ma sta anche ponendo ancora una volta gli Stati Uniti contro l’Europa. Donald Trump infatti ha chiesto ai Paesi della Nato di aiutarlo a riaprire questa rotta commerciale, ma l’Europa non ha alcuna intenzione di farsi trascinare in una guerra. Perché di questo si parlerebbe: rispondere agli attacchi e ai missili iraniani e mettere in conto possibili vittime anche se non dovessero cadere le bombe, visto che comunque quel canale marittimo è disseminato di mine antinave, messe lì da Teheran.
La richiesta di Trump
Trump aveva chiesto di mandare delle navi militari per scortare le navi cargo, commerciali, e far riprendere quel traffico. Eventualità che ovviamente è importante per i Paesi europei, ma non al costo di finire in guerra. Giorgia Meloni ha detto che l’Italia non parteciperà e così hanno fatto tanti altri leader: il ministro della Difesa tedesco ad esempio ha sottolineato che questa non è la guerra dell’Europa, è un conflitto che hanno iniziato gli Stati Uniti e in cui non vogliamo entrare, e lo stesso ha detto anche il premier britannico. Insomma, gli europei si stanno rifiutando di aiutare Trump e questo chiaramente lo manda su tutte le furie.
Le minacce alla Nato
In un’intervista con il Financial Times ha detto che la Nato dovrà affrontare un futuro “molto negativo” se i vari Paesi membri non andranno in aiuto agli Stati Uniti e non risponderanno al loro appello per la riapertura dello Stretto. Non solo, Trump ha anche detto che comunque sia l’Europa che la Cina beneficiano del traffico che passa per lo stretto di Hormuz molto più di quanto non lo facciano gli Stati Uniti, che possono comunque contare sulla loro produzione interna. Quindi è passato alle minacce, più o meno velate: ha detto che non era compito degli Stati Uniti aiutare i Paesi europei con l’Ucraina, visto che è a migliaia e migliaia di chilometri da loro, e che se ora gli alleati invece non aiuteranno Washington, allora questo sarà molto dannoso per il futuro della Nato.
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