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Ogni minuto che passa si avvicina l’ora zero di Donald Trump, il suo ultimatum per la guerra in Iran. Se quando scoccheranno le ore 8 di sera a Washington, in Italia le 2 di notte, Teheran non avrà ancora trovato il modo di scendere a patti – o meglio, non avrà riaperto lo stretto di Hormuz – partirà una raffica di bombardamenti statunitensi devastanti che raderà al suolo tutte le centrali elettriche del Paese e farà saltare in aria i ponti. Insomma, verranno colpite le infrastrutture civili. Poco importa se allora gli Stati Uniti si saranno macchiati di crimini di guerra o avranno innescato un’escalation con conseguenze catastrofiche. Per Trump in questo momento era fondamentale mandare un messaggio, segnare a terra una linea rossa.
Le minacce di Trump
Il post sui social pubblicato nel fine settimana – quello in cui scriveva “pazzi bastardi, riaprite il fottuto stretto, altrimenti vi mando all’inferno” – ha fatto il giro del mondo e adesso sta per scadere il tempo. Se non ci saranno sviluppi Trump ha davanti a sé due opzioni. Prorogare di nuovo il suo ultimatum, come ha già fatto diverse volte, facendo però perdere di credibilità e di forza alle sue minacce; oppure andare fino in fondo, con conseguenze ancora difficili da prevedere, ma sicuramente nefaste.
Trump si sta giocando tutto e non è chiaro se sia o meno un bluff questa volta. Nella conferenza stampa di domenica ha parlato di come l’esercito statunitense sia riuscito a recuperare il suo pilota che era stato colpito, descrivendo il tutto come un successo militare incredibile. E provando a fare leva su questa superiorità bellica per piegare Teheran. Se l’Iran non si metterà a trattare secondo i dettami della Casa Bianca, il Paese tornerà all’età della pietra in appena quattro ore: i bombardamenti dureranno dalle otto di sera fino alla mezzanotte, ma saranno devastanti. E poi serviranno almeno cent’anni per ricostruire tutto. Così almeno ha detto Trump. E oggi, sempre con un post sui social, ha rincarato la dose.
Un’intera civiltà morirà stasera, non sarà mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà. Però, ora che abbiamo un completo e totale regime change, dove prevalgono menti meno radicalizzate, diverse e più intelligenti, magari può accadere qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario, chi lo sa? Lo scopriremo questa notte, uno dei momenti più importanti nella storia complessa del mondo. 47 anni di estorsione, corruzione e morte finiranno. Dio benedica il popolo iraniano.
Le opzioni di Teheran
Anche JD Vince, il vicepresidente statunitense, oggi ha ribadito che gli iraniani hanno davanti a loro due strade diverse. Mentre si trovava in Ungheria, dove tra pochi giorni si vota, per sostenere Viktor Orban, ha detto che questa guerra si concluderà a breve e la natura della conclusione dipenderà dagli iraniani. Possono, ha detto Vance, decidere di non finanziare più il terrorismo e tornare all’interno del sistema commerciale globale, senza sanzioni e con prospettive di vita migliori; oppure possono andare dritti per la loro strada, e allora le cose per loro peggioreranno.
In che modo non è chiarissimo: in che modo gli Stati Uniti vogliono fare tabula rasa dell’Iran in poche ore? Che armi intendono usare? Annunciano già ora che colpiranno obiettivi civili, quindi ammettono che commetteranno crimini di guerra?
Le catene umane attorno alle centrali elettriche
L’Iran ha risposto accusando a sua volta gli Stati Uniti di sponsorizzare il terrorismo, anzi di fare terrorismo di Stato preannunciando crimini di guerra, come sarebbero appunto le bombe su obiettivi civili, dalle centrali elettriche ai ponti. I Pasdaran hanno anche detto che gli Stati Uniti e i loro alleati non toccheranno petrolio iraniano per anni a venire
E poi il governo di Teheran ha anche invitato i giovani a formare delle catene umane attorno alle centrali elettriche proprio in previsione di questi attacchi annunciati da Trump. Il segretario del Consiglio supremo della Gioventù, attraverso la tv di Stato, ha proprio invitato “tutti i giovani, gli atleti, gli artisti, gli studenti, gli universitari e i professori intorno alle centrali, nostro patrimonio nazionale e nostro capitale, a prescindere da qualsiasi opinione politica, in quanto appartengono al futuro dell'Iran e alla gioventù iraniana”.
Ultimatum respinto
Un altro funzionario iraniano ha detto a Reuters che Teheran ha respinto l’ultimatum, così come ha respinto una proposta temporanea per il cessate il fuoco perché di fatto prevedeva la resa iraniana. Ha anche spiegato che il Paese sarebbe disponibile a negoziare invece una pace duratura, ma potrà farlo solo quando cesseranno gli attacchi statunitensi e israeliani. Al momento le cose non sono così, anzi. Gli Stati Uniti hanno da poco rivendicato nuovi attacchi all’isola di Kharg, nello stretto di Hormuz, pur continuando a ribadire che le trattative andranno avanti fino all’ultimo minuto.
E intanto il conto alla rovescia verso le otto di sera americane è cominciato. Ancora poche ore e si capirà se questa volta Trump andrà fino in fondo con le sue minacce di cancellare in una sola notte un intero Paese, oppure se le rimangerà e resterà al tavolo dei negoziati.
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