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Ylenia Musella uccisa a Napoli, i dubbi sulla versione del fratello: “Colpita con forza e determinazione”

Resta in carcere Giuseppe Musella, reo confesso dell’omicidio della sorella Jlenia; per gli inquirenti non ha lanciato il coltello ma ha sferrato il fendente mortale.
A cura di Nico Falco
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Giuseppe e Ylenia Musella
Giuseppe e Ylenia Musella

Giuseppe Musella avrebbe impugnato il coltello e avrebbe sferrato il fendente alle spalle della sorella Ylenia "con forza e determinazione", e non l'avrebbe, invece, lanciato da diversi metri, come poi ha raccontato agli inquirenti: ne sono convinti gli inquirenti, secondo i quali non si è trattato di un incidente ma di un atto voluto, di un omicidio volontario. I funerali della ragazza si sono tenuti ieri. Per il fratello, dopo un'udienza di convalida del fermo durata quattro ore, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Ylenia uccisa dal fratello a Ponticelli

La tragedia risale al pomeriggio del 3 febbraio, martedì scorso. Via Al Chiaro di Luna, parco Conocal, Ponticelli. Giuseppe Musella, reo confesso, ha raccontato di essere sceso in strada dopo un litigio e di avere lanciato un pesante coltello da cucina verso la sorella Ylenia (Jlenia all'anagrafe), convinto che non l'avrebbe colpita; la lama, però, l'ha centrata alla schiena. L'autopsia rivelerà che a causare la morte della 22enne è stata una lesione all'aorta di circa un millimetro.

Pochi istanti prima ci sarebbe stato un litigio. Anzi, vari litigi: prima per la musica troppo alta, poi per la pipì del cane; Ylenia, nel pulire, avrebbe fatto volontariamente gocciolare lo straccio sul letto di Giuseppe. I due si sarebbero azzuffati e successivamente il ragazzo, sentendo il cane guaire in strada, e capendo che la sorella gli aveva tirato un calcio, sarebbe uscito, avrebbe visto l'animale ferito e avrebbe lanciato il coltello, da una distanza di 4/6 sei metri.

Poi, la corsa in ospedale, in sei persone, con due automobili. Inutile: la 22enne è morta poco dopo l'arrivo o addirittura durante il trasporto. A quel punto il fratello si sarebbe allontanato, per poi presentarsi poco prima di mezzanotte in Questura insieme al suo avvocato per confessare.

Cosa non torna nella versione di Giuseppe Musella

Ma ci sono diversi punti che gli inquirenti ritengono non chiari. Anzi, decisamente menzogne: il ragazzo non avrebbe lanciato il coltello, avrebbe sferrato un fendente tenendo l'arma in pugno. Per il gip, "non convince affatto" il lancio a distanza del coltello che, secondo quella tesi, sarebbe rimasto "conficcato nella schiena fino all'intervento di qualcuno". Secondo il giudice, Musella "non è stato capace di controllare i suoi impulsi", ma ha avuto la lucidità necessaria nei momenti successivi all'omicidio: torna a Ponticelli, si procura degli stupefacenti, li assume, poi va dai familiari del padre detenuto dove si è liberato del telefono cellulare e, secondo il gip, "pianifica il da farsi".

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