Maria Adalgisa Nicolai è stata uccisa e sventrata dal compagno, morto suicida, nella casa in cui vivevano in via Libertà a Portici, nel Napoletano. Vicini e conoscenti hanno parlato di una coppia tranquilla, di un menage senza sussulti e di un passato senza denunce di violenza o maltrattamenti. Fanpage, tuttavia, ha incontrato le volontarie della onlus Gazebo Rosa, a cui la professoressa si era rivolta, non più tardi dello scorso 27 giugno, per chiedere aiuto. Rosa Visciano, presidente del centro di Torre del Greco e Veronica Polese, sociologa, ci hanno raccontato i particolari della infernale vita domestica di Adalgisa con il suo assassino Giovanni Fabbrocino.

È stato detto che Maria Adalgisa non aveva chiesto aiuto a nessuno né denunciato il compagno. 

Rosa e Veronica: "Ci teniamo che si sappia che non è così. È venuta a chiedere aiuto a noi e la sua non era una coppia tranquilla, come è stato scritto. E per quello che ci ha raccontato Maria, i vicini sapevano. Gli schiamazzi in casa si sono sentiti spesso anche se è stato detto che non era così. E poi un'altra cosa ci tengo a dire: Maria ci ha raccontato che da molto tempo non erano una coppia".

Non stavano insieme?

Rosa. "Erano stati insieme in un tempo passato, molto prima, poi si sono lasciati e nel momento in cui si erano ricontrarti lui si era aggrappato a lei, pretendendo di vivere insieme".

Com'era Maria Adalgisa?

Rosa e Veronica "Molto diversa da come appare nelle  foto sui giornali. Era magra, piccola, aveva il viso emaciato, era molto impaurita aveva uno sguardo spento".

Era turbata?

Veronica. "Appena entrata ha detto di ‘tremare con una foglia' perché stava tradendo la fiducia di questa persona e proprio così ha dimostrato la sua dipendenza da questo soggetto che non riesco a chiamare ‘uomo'. Era magrissima e aveva i capelli molto crespi, ricci, incolti. Si vedeva che era una persona che non riusciva a occuparsi di se stessa".  Rosa: "Non sapevo come farle abbassare le difese, così ho scherzato sul nome Adalgisa, un nome insolito, per farla ridere".

Cosa vi ha raccontato?

Rosa: "È venuta a raccontarci che non ne poteva più. Aveva questa persona in casa di cui non riusciva a liberarsi. Quello che ci ha fatto comprendere che era in pericolo era il suo scrivere minuzioso e certosino quando parlava, quelle carte che per lei dovevano essere delle memorie da lasciare ai posteri".

Che fine ha fatto questo ‘memoriale'?

Rosa: "Speriamo che sia nelle mani degli inquirenti".

Come vi ha descritto Giovanni Fabbrocino?

Rosa: "Lei ci ha raccontato di un uomo molto disturbato, anche se lo aveva conosciuto e vissuto diversamente in passato. Ci ha detto che doveva prendere degli psicofarmaci e che per questo lei insisteva con lui, ma lui, che aveva letto sul bugiardino che potevano ‘portare alla morte', rifiutava di prenderli. Era paranoico".

Non era in cura, però

"Non è mai stato fatto un TSO, ma comunque la gente sentiva. Anche una chiamata anonima ai carabinieri avrebbe potuto far scattare un intervento psichiatrico. E se lo avessero fatto tutte le volte che lui ha perso il controllo quel giorno ci sarebbe stato uno storico d'interventi che forse avrebbe cambiato le cose".

Maria vi ha parlato di violenze fisiche?

Rosa: "Violenze fisiche non ne ha descritte, ma quelle psicologiche erano pesantissime. A partire dal suo modo folle di organizzare le cose. Da questi dischi in vinile, per esempio, che lui le aveva chiesto di comprare. Nel periodo successivo al lockdown lui ha cominciato a distruggerli e a fare tantissimi pezzettini. Ha cominciato a distruggere tutto quello a cui teneva".

Veronica:  "Per non lasciarlo in eredità semmai fosse morto con il virus. Rosa: E a questo punto dobbiamo supporre che neanche Maria Adalgisa dovesse essere di qualcun altro".

Lui l'ha anche minacciata?

Veronica: "Sì l'ha minacciata col coltello. È per questo che si è sentita spinta a venire da noi. Non aveva prove ma era la sua parola contro Fabbrocino noi abbiamo cercato di orientarla  a una denuncia sicura. Era molto riflessiva e noi le abbiamo dato il tempo per riflettere".

Temeva il giudizio?

Rosa: "Era pudica, diceva: ‘io ho vergogna perché so che quando lui urla i nostri vicini ascoltano'. Lui faceva anche delle sceneggiate per ricattarla moralmente, fingeva di volersi gettare dal balcone".

Quando avete letto la notizia cosa avete pensato?

Rosa e Veronica: "Non ci immaginavamo questo epilogo. Che la persona (Fabbrocino ndr) fosse molto disturbata lo avevamo capito e avremmo voluto aver il tempo anche di tentare di aiutare lui".

Ora ci tenete a fare chiarezza, però. 

Rosa e Veronica. "Il nostro rammarico è che su di lei sono state dette tante cose non vere. Dev'essere bonificata quest'impronta che le hanno dato: ‘Lei voleva andare in vacanza e lui aveva paura del virus'. In qualche modo è sempre colpa della donna. Maria voleva andare dalla sua famiglia".

Come l'avreste aiutata?

Rosa: "Noi le avevamo messo a disposizione tutto, dagli avvocati alla difesa personale, all'ospitalità presso il centro, le stavamo preparando un piano di azione, ma lei avrebbe dovuto comunque ritrovare se stessa".

Ma non è tornata

Veronica: "Non era pronta, aveva iniziato un percorso che non dura due ore, ma varia da persona a persona. N0n  ci si può aspettare che la donna vada a denunciare appena ricevuta l'offesa, la violenza. Va a denunciare quando è pronta".