Trapianto fallito al Monaldi, il bimbo è in fin di vita: “Ulteriore, progressivo e rapido peggioramento”

Nelle ultime 12 ore, le condizioni cliniche del bimbo di 2 anni trapiantato di cuore all'ospedalae Monaldi «hanno registrato un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento» dice l'équipe dell’Azienda Ospedaliera dei Colli che oggi si è vista con la famiglia. Presenti il dottor Luca Scognamiglio, medico legale delegato della madre Patrizia Mercolino, anch'ella presente, nell'ambito del percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure (Pcc), le cosiddette cure del fine vita.
L’Azienda ospedaliera ha proposto una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico.
In accordo con la famiglia e con il medico legale, spiegano dal Monaldi «al paziente saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell’ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici».
Il piccolo originario di Nola, 2 anni e 4 mesi di vita, gravemente cardiopatico, il 23 dicembre 2025 è stato sottoposto a trapianto cardiaco, l'intervento è andato male e l'ipotesi di gravi colpe mediche ha portato all'indagine su sei persone, tra medici e paramedici. Il cuore da impiantare, giunto da Bolzano, è arrivato gravemente danneggiato poiché conservato non in condizioni ottimali. «È arrivato in un blocco di ghiaccio», questa la testimonianza del chirurgo che l'ha ricevuto, contenuta negli audit interni che ora fanno parte della doppia inchiesta, quella giudiziaria condotta dalla Procura di Napoli – il pm è Giuseppe Tittaferrante – e quella sui profili sanitari, condotta da Regione Campania e Ministero della Salute. Da quell'intervento il bimbo vive grazie all'Ecmo, il macchinario per la circolazione extracorporea, che funge sostanzialmente da cuore. Ma le funzioni degli altri organi stanno rapidamente degradando.