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Sospesa direttrice della Cardiochirurgia del Monaldi dopo la vicenda del trapianto del cuore “bruciato”

Terza sospensione dopo quella dei due medici, l’ospedale chiarisce: “Provvedimenti necessari ed esclusivamente legati a esigenze organizzative”
A cura di Giuseppe Cozzolino
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L’ospedale Monaldi di Napoli (foto di archivio)
L’ospedale Monaldi di Napoli (foto di archivio)

Sospesa la direttrice della cardiochirurgia e trapianti dell'ospedale Monaldi di Napoli: è la terza sospensione dopo quella dei due medici dell'attività di trapiantologia, nell'ambito degli accertamenti sul cuore inutilizzabile dopo il trasporto trapiantato ad un bimbo di due anni e tre mesi, attualmente ricoverato in gravi condizioni. Una vicenda tutt'altro facile da chiarire: attualmente sono tre le inchieste aperte: una della Procura di Bolzano, la città da dove è partito il cuore, una della Procura di Napoli, dove è avvenuto il trapianto, e la terza interna del Monaldi.

Secondo quanto ipotizzato finora, il cuore sarebbe stato "irrimediabilmente danneggiato" perché, durante il trasporto, si sarebbe usato del ghiaccio secco per conservarlo. Un tipo di ghiaccio, dunque, "sbagliato", che avrebbe "bruciato" l'organo, rendendolo inutilizzabile. Ma le indagini proseguono a tutto tondo, mentre il piccolo resta grave. "Il medico che lo aveva in cura mi ha detto che le condizioni sono estremamente critiche", ha spiegato la madre del piccolo a Fanpage.it, "Io, da mamma, lo so. Anche se arrivasse un cuore oggi… ci servirebbe solo un miracolo".

L'Azienda Ospedaliera dei Colli ha poi chiarito in una nota che: "in relazione alle notizie diffuse sulle sospensioni disposte, si precisa che tali provvedimenti sono conseguenti alla sospensione del percorso di trapianto pediatrico. La sospensione del programma comporta", aggiunge, "l’esigenza di sospendere gli incarichi di responsabilità relativi alle diverse fasi in cui il processo trapiantologico si articola. Si tratta, in altri termini, di provvedimenti necessari ed esclusivamente legati a esigenze organizzative connesse alla temporanea interruzione del percorso. Sarà l’autorità giudiziaria", conclude l'azienda ospedaliera, "a ricostruire puntualmente la sequenza degli eventi e ad accertare eventuali responsabilità, valutando i diversi passaggi operativi e decisionali che hanno caratterizzato la vicenda".

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