Trapianto col cuore “bruciato”, parla la mamma del bimbo: “L’abbiamo saputo dai giornali. Ora serve solo un miracolo”

"Ci avevano detto che il cuore non funzionava bene, che c'erano dei problemi. Ma non ci avevano parlato di problemi nel trasporto, delle condizioni… queste cose le abbiamo sapute solo dopo, dai giornali, dalla televisione". A parlare è la madre del bambino di due anni e tre mesi che, dal giorno dell'operazione, è attaccato ad una ECMO, una macchina per l'assistenza cardiopolmonare; una situazione provvisoria che va, però, avanti da 50 giorni e che ha già causato dei gravi danni al piccolo, oggi in condizioni critiche.
Il racconto della madre: "Ci serve solo un miracolo"
Mentre sta raggiungendo la caserma dei carabinieri per integrare la denuncia, insieme all'avvocato Francesco Petruzzi, la donna racconta a Fanpage.it le tappe di questa vicenda su cui sono aperte tre inchieste: una della Procura di Bolzano, la città da dove è partito il cuore, una della Procura di Napoli, dove è avvenuto il trapianto, e la terza interna del Monaldi, che ieri in via cautelativa ha sospeso due medici dall'attività di trapiantologia. La famiglia ha sporto querela l'11 gennaio, la cartella clinica è stata sequestrata.
"Il 23 dicembre è stato fatto il trapianto – ricorda la donna – subito dopo l'operazione ci hanno parlato di un problema: ci hanno detto che il cuore "non partiva", ma non ci hanno detto niente delle condizioni dell'organo e di danni avvenuti durante il trasporto".
Oggi, dopo 50 giorni collegato al macchinario, le condizioni del bambino sono gravissime. Tanto che la presenza nella lista internazionale trapianti è in bilico. "Mio figlio sta male. Sta molto, molto male – continua la donna – ha molti problemi al rene, al fegato, al polmone. Per le sue condizioni era stato anche rimosso dalla lista internazionale trapianti, poi sono riusciti a inserirlo di nuovo ma non so fino a quando potrà restarci. Il medico che lo aveva in cura mi ha detto che le condizioni sono estremamente critiche. Io, da mamma, lo so. Anche se arrivasse un cuore oggi… ci servirebbe solo un miracolo".
Il trapianto del cuore "bruciato"
Il cuore sarebbe stato irrimediabilmente danneggiato perché, durante il trasporto, avrebbero usato del ghiaccio secco per conservarlo; questo avrebbe "bruciato" l'organo, rendendolo inutilizzabile. Ma c'è un altro aspetto su cui sono in corso accertamenti, e che riguarda i tempi del trasporto e le possibili ripercussioni.
La famiglia, infatti, era andata in ospedale il 22 dicembre, il cuore sarebbe dovuto arrivare da Bolzano nella mattinata successiva ma a Napoli è arrivato soltanto alle 14.30. Circostanza, questa, che farebbe pensare a un ritardo nel trasporto, forse dovuto al traffico o alle condizioni meteorologiche avverse. E qui c'è un'ipotesi, che al momento resta tale e che dovrà, anche questa, essere riscontrata: il cuore potrebbe essere arrivato quando il piccolo era stato già preparato per il trapianto, che a quel punto sarebbe stato eseguito lo stesso, senza rendersi conto che il cuore era ormai inservibile.