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Timbravano il cartellino e andavano via, 13 dipendenti dell’Asl di Caserta condannati per assenteismo

Condannati per assenteismo 13 dipendenti dell’Asl di Caserta; le condotte risalgono al periodo tra il 2017 e il 2018, accertati 270 casi di allontanamento non autorizzato.
A cura di Nico Falco
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Immagine di repertorio
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Timbravano il cartellino ma andavano a fare altro: chi a fare la spesa, chi alla scuola dei figli. Quelle ore di assenza le facevano risultare come "missioni" lavorative, per poi cancellare ogni traccia al rientro. Condotte risalenti al periodo tra il 2017 e il 2018 che avevano portato a processo diversi dipendenti dell'Asl di Caserta, oggi è arrivata la sentenza: il Tribunale di Napoli Nord ha condannato 13 tra medici, infermieri e tecnici amministrativi per assenteismo.

Dal processo è emerso, come aveva ipotizzato all'epoca la Procura di Napoli Nord, che i dipendenti Asl lasciavano il posto di lavoro, dopo avere regolarmente timbrato il cartellino, per le mansioni più svariate: andare a fare la spesa, accompagnare figli a scuola o familiari in ospedale, anche per portare auto e scooter dal meccanico. Mentre erano via risultavano "in missione", per conto dell'Azienda Sanitaria Locale, ma, una volta rientrati in ufficio, veniva tutto cancellato e nei database risultava come orario normale di lavoro, in qualche caso anche con l'aggiunta di ore di straordinario. I casi di allontanamento non autorizzato accertati dai carabinieri erano stati 270, alcuni dei dipendenti lasciavano il posto di lavoro anche ogni giorno e uno di loro, su 58 giorni di presenza, si sarebbe allontanato 36 volte.

Negli anni alcuni degli indagati sono andati in pensione, uno è deceduto. Nel 2020 per molti dei dipendenti coinvolti scattarono anche le misure interdittive, emesse dal gip di Napoli Nord. Le pene inflitte con la sentenza di oggi vanno da un anno e due mesi di carcere a due anni e dieci mesi; per 9 imputati, essendo la pena inferiore a due anni, la Corte ha disposto la sospensione condizionale. Sono stati infine assolti "perché il fatto non sussiste" gli imputati Antonio Menditto, medico fisiatra (difeso da Raffaele Costanzo), Antonio Leccia e Patrizia Taglialatela; nei confronti di Antonio Liccardo e Pasquale Corvino è stata emessa una sentenza di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

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