Telefoni in carcere, il sistema svelato dal pentito ludopatico con debito di 60mila euro per la droga

Avatar autore
A cura di Nico Falco
Immagine
Il blitz di Carabinieri e Polizia Penitenziaria in diverse carceri italiane; coinvolti diversi clan, la cocaina destinata soprattutto alle piazze di spaccio napoletane.

Le indagini sono partite da un detenuto che non riusciva più a pagare i debiti di droga: dopo il primo ferimento, consapevole di rischiare la vita, ha consegnato il telefono alla penitenziaria e ha cominciato a raccontare tutto. È cominciata così l'indagine che ha portato oggi a 9 arresti dei carabinieri, focalizzata su un traffico di stupefacenti che veniva completamente organizzato da detenuti e che coinvolgeva diversi clan: ci sono i Troncone di Fuorigrotta, ma anche i Mazzarella-D'Amico, i Ferrara-Cacciapuoti, i Gionta, gli Avventurato e i De Luca Bossa – Minichini.

Figura chiave dell'inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dai carabinieri del Nucleo operativo di Bagnoli e dalla Polizia Penitenziaria, è Emanuele De Pasquale, finito in manette nel marzo 2025, quando i carabinieri hanno smantellato il clan Troncone e il gruppo alleato, quello dei Frizziero della Torretta. E viene ricostruito anche il tentativo di obbligare la compagna di De Pasquale, una donna che il detenuto ha conosciuto su TikTok mentre era in carcere, a contribuire a pagare il suo debito: avrebbe dovuto compiere truffe agli anziani, ma si è rifiutata.

De Pasquale è "un soggetto ludopatico", che "non riusciva a pagare più i debiti di droga", così lo definisce il procuratore Nicola Gratteri. Il 27enne, in sostanza, spendeva i soldi con il gioco ed era finito in rosso di 50/60mila euro. Da qui, la punizione: "l'ordine è di picchiarlo o di ucciderlo". Cosa che puntualmente avviene. Il pestaggio viene ripreso in video e viene mostrato sul telefono a un elemento di vertice del clan Troncone, che è detenuto nel carcere di Opera, a Milano. È il punto di svolta: De Pasquale, ferito con un paio di forbici, capisce di essere concretamente in pericolo di vita e sceglie di collaborare con la giustizia per salvarsi. La Polizia penitenziaria e i carabinieri avviano le indagini partendo proprio dal cellulare consegnato dal detenuto. E arrivano i riscontri.

"La cosa impressionante – commenta il procuratore Gratteri – è che degli uomini di vertice di questa famiglia, in videoconferenza all'interno delle carceri, da Siracusa a Opera a Secondigliano, si organizzano, discutono di come strutturare, come organizzare, dove andare a comprare la droga, in che parti venderla, a chi venderla". Le indagini svelano che nel traffico di stupefacenti sono coinvolti diversi clan, le comunicazioni tra detenuti avvengono attraverso i cellulari nei carceri di Siracusa, Opera, Secondigliano e Poggioreale; anche i Licciardi e i Mazzarella, storicamente, nemici, fanno parte dell'affare, che punta a gestire consistenti forniture di cocaina destinate soprattutto all'area di Napoli. La storia, aggiunge il procuratore Sergio Amato, "si sviluppa tutta in carcere": "A  marzo eseguiamo arresti contro Frizziero e i Troncone, viene arrestato Emanuele De Pasquale, che organizza a Siracusa un traffico di droga con i Licciardi e i Ferrara, i Mazzarella e i Gionta, per vendere droga a Fuorigrotta. Non riesce a mantenere gli impegni e parte la spedizione punitiva. Scatta così la decisione di collaborare con la giustizia".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views