“Sono il nipote di Zagaria”, ma non era vero: affiliato convocato e schiaffeggiato dal boss

Per commettere le estorsioni avrebbe speso, senza autorizzazione, il nome del clan e soprattutto quello del boss, vantando una parentela inesistente. Con il rischio di mettere in pericolo gli altri affiliati all'organizzazione criminale che, in caso fosse stato arrestato, sarebbero stati tirati in ballo. Dall'ordinanza contro il gruppo della fazione Zagaria del clan Casalesi emerge anche la storia di "Pierino", uno degli affiliati, che alla fine viene convocato e schiaffeggiato, come punizione per i suoi comportamenti che infrangevano le regole del clan. Il clan sarebbe stato guidato da Carmine e Antonio Zagaria, fratelli di Michele "Capastorta" (estraneo a questa indagine), insieme al nipote, Filippo Capaldo; per i tre presunti vertici è stata disposta la custodia cautelare in carcere.
"Pierino", innanzitutto, non è un diminutivo ma un soprannome. Che potrebbe arrivare, scrive il gip nell'ordinanza, da una somiglianza con l'attore Alvaro Vitali, e quindi col personaggio cinematografico, ma che potrebbe essere anche uno sfottò per il suo modo di fare maldestro. Il nome reale è Andrea Bortone, ed è tra i 23 destinatari dell'ordinanza eseguita dai carabinieri ieri, 30 marzo. La vicenda che lo riguarda risale al gennaio 2022, ne parlano, intercettati, Carlo Bianco, Francesco Adinolfi e Giuseppe Granata (anche loro indagati e, come Bortone, destinatari di misura cautelare in carcere). I tre discutono dell'atteggiamento di "Pierino" e degli avvertimenti che gli sono stati già dati: se, quando sta commettendo una estorsione, si presenta come nipote del boss, significa che sta parlando a nome del clan.
In un altro passaggio, di qualche giorno dopo, c'è la punizione. Bianco racconta a Giovanni Riccio (indagato, misura cautelare in carcere) di avere accompagnato Bortone da Carmine Zagaria, dietro convocazione di quest'ultimo, e che "Pierino", già preoccupato per quell'incontro, avrebbe più volte giurato di non avere mai speso il nome del boss e gli avrebbe chiesto di assistere. Alla richiesta ci sarebbe stato lo sfottò: ma come, avrebbe risposto, dici che è tuo zio, lo conosci, e ora devo stare io vicino a te? Durante l'incontro Zagaria gli avrebbe detto che comprendeva il motivo per cui usava il suo nome, ma che non avrebbe dovuto farlo perché questo modo di fare lo avrebbero arrestato e avrebbe causato dei problemi agli altri. E lo avrebbe schiaffeggiato, optando per la punizione in privato per non attirare l'attenzione su di sé.