Vincenzo De Luca è «carta conosciuta»: chi ha avuto a che fare col personaggio sa che tende alla lite e come tutti i politici locali forti di pacchetti di voti e di tessere congressuali arpiona «Roma» e i suoi palazzi ogni due frasi. Stavolta ci è andato di sotto Francesco Paolo Figliuolo, successore dell'odiatissimo Domenico Arcuri al commissariato di governo per l'emergenza Covid-19. Sceriffo contro generale e il saloon dello scontro è un centro vaccinale della Campania.

De Luca nel giro di poche ore è stato capace di montare un caos, una ammuina, una quantità di fuffa rilevante: l'esatto contrario di quello di cui la sua regione ha bisogno.  Prima ha detto che no, mai avrebbe consentito alle categorie professionali di insinuarsi nelle liste per i vaccini. Poi si è lamentato (anche giustamente, visto l'ignobile riparto del governo nazionale) che di vaccini in Campania ne arrivano ben pochi. E ora vuole che vadano distribuiti non per età (età ovvero mortalità per virus, quindi c'è poco da riflettere) ma per «categorie economiche».

Questo perché De Luca ha promesso ai cittadini di Ischia, Procida e Capri che le isole saranno «immunizzate» e «Covid free» per l'estate e pronte al turismo.  Il premier Mario Draghi ha detto che vanno le persone vanno vaccinate per età, in Italia. E così ha detto il generale Figliuolo.

Ma De Luca quando si tratta di conflitti è maestro insuperabile da quasi mezzo secolo: nel giro di poche ore ha fatto ciò che non si doveva fare, ovvero  sbriciolare quel po' di unità istituzionale necessaria per un piano vaccinale già pieno di falle. Non solo: ha  diviso anche i cittadini. Davvero ‘o governatore vuole  che i cittadini di Ischia si facciano la guerra, che so, con quelli di Varcaturo? Perché Ischia sì e il litorale Domizio no?

È una follia, se solo si pensa che oggi in Irpinia i centri vaccinali sono rimasti chiusi, se solo si pensa che nel Salernitano, come documentato da Fanpage.it i vecchietti hanno dovuto attendere per ore in mezzo ad una strada che i vaccini fossero disponibili. È propaganda tossica. E prima finisce, meglio è.