Salvatore Giordano, ucciso dai calcinacci a Napoli: “Da 13 anni la famiglia attende il risarcimento”
Dopo tredici anni, la famiglia di Salvatore Giordano attende ancora un risarcimento: lo spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, legali della famiglia del giovane che, il 5 luglio del 2014, venne colpito alla testa da un calcinaccio staccatosi da Galleria Umberto I a Napoli, morendo dopo quattro giorni di agonia. Un lunghissimo processo penale terminato solo lo scorso 13 febbraio, quando la IV Sezione della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione inflitta dalla Corte d'Appello per Bruno Mariano ed Elio Notarbartolo, rispettivamente l'amministratore e il tecnico nominato dal condominio dal quale si staccò il pesante pezzo di stucco che ferì a morte lo studente minorenne originario di Marano di Napoli, rendendola così definitiva. Per il terzo imputato, il dirigente del Comune di Napoli Giovanni Spagnuolo, dichiarati prescritti i reati di omicidio e lesioni colposi.
"Da tredici anni la sua famiglia attende ancora il risarcimento", ricordano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, legali della famiglia Giordano, annunciando anche che chiederanno "il risarcimento danni per responsabilità processuale aggravata dal mancato risarcimento da oltre 13 anni dal fatto. Nessuna somma potrà restituire Salvatore, ma è inaccettabile che una famiglia che ha perso un figlio in questi modi assurdi debba attendere dodici anni per ottenere quanto le spetta". I due legali hanno anche annunciato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti, per accertare eventuali responsabilità per ritardi che abbiano aggravato gli oneri a carico delle casse pubbliche: "Chi ha consentito che interessi e spese aumentassero dovrà risponderne. La famiglia non può pagare ancora per una tragedia che ha già pagato con la perdita di Salvatore".