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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Roberto Fico ha appreso del trapianto al Monaldi dai giornali. Ma la Tutela Salute della Regione Campania sapeva

Dal trapianto del 23 dicembre alla morte del piccolo Domenico: carte e date ricostruiscono cosa sapevano gli uffici regionali prima dell’esplosione mediatica.
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Roberto Fico e Anna Iervolino
Roberto Fico e Anna Iervolino
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Sono importanti le date. Il disastroso trapianto di cuore che decide della vita del piccolo Domenico Caliendo all'ospedale Monaldi di Napoli, azienda ospedaliera Dei Colli c'è stato il 23 dicembre 2025. Roberto Fico era già nel pieno dei suoi poteri, essendo stato proclamato presidente della Regione Campania il giorno 9 dicembre. In quel momento la storia del cuore conservato col ghiaccio secco e quindi irreparabilmente danneggiato, dell'espianto difficoltoso a Bolzano, dell'intervento effettuato a Napoli, prima di vedere le condizioni dell'organo da impiantare, è tutta nelle quattro mura della struttura ospedaliera, custodita nella memoria e nella coscienza dagli operatori sanitari che vi hanno preso parte.

Nessuno sa, nemmeno la mamma del piccolo, Patrizia Mercolino. La donna l'11 gennaio 2026 – siamo a 19 giorni dopo i fatti – presenta denuncia ai carabinieri. Ma dall'intervento andato male per presunta colpa medica all'enormità che poi è emersa ce n'è voluto di tempo. È solo il 7 febbraio, grazie a rivelazioni giornalistiche (il primo a scriverne è "Il Mattino"), che la storia del «bimbo col cuore bruciato», diventa un caso di rilevanza nazionale.

Sono passati 47 giorni. Il presidente della Regione Campania il 27 febbraio, interpellato sull'argomento, ha dichiarato di aver appreso la storia dai giornali. «In quei giorni di febbraio si è capito che la situazione era molto grave e non era mai stata rappresentata in questa maniera. Prima non ho mai avuto una chiamata sulla situazione, prima che uscisse sui media».

Sulla scrivania del presidente della Regione Campania non c'è una informativa da parte dell'Azienda Ospedaliera dei Colli, da agosto 2022 diretta da Anna Iervolino, manager confermata nell'agosto 2025. Ma su altre scrivanie di Palazzo Santa Lucia qualcosa c'era? Stando alle carte, sì.

I documenti dimostrano che la Direzione Generale per la Tutela della Salute all'epoca guidata da Antonio Postiglione (che ha annunciato di andare in pensione il giorno 6 febbraio) aveva ricevuto comunicazioni formali e informali sull'accaduto. Nel documento riassuntivo redatto dalla Direzione del Monaldi, si legge chiaramente che in merito all'istituzione della commissione interna di audit clinico (partita il 9 gennaio), «nonostante la normativa particolarmente restrittiva in tema di ostensione degli audit… la dg Tutela della Salute è stata informata per le vie brevi». Questo significa che gli uffici regionali sapevano ufficiosamente dell'indagine in corso già a gennaio.

Il 4 febbraio 2026 il Monaldi redige una nota con l'oggetto "Provvedimenti urgenti", in cui propone al Centro Regionale Trapianti (CRT) la sospensione immediata del programma trapianti pediatrici a causa degli «eventi di particolare gravità verificatisi nello scorso mese di dicembre».  Questo documento è formalmente indirizzato in copia conoscenza a Postiglione. Agli atti è presente anche la ricevuta della Pec che dimostra come il messaggio sia stato regolarmente consegnato il 4 febbraio alle ore 17.31 all'indirizzo istituzionale. Ottenuto il parere favorevole del Centro regionale trapianti, il Monaldi emana il provvedimento di sospensione vero e proprio.

C'è un elemento nelle carte che supporta le dichiarazioni del governatore: la maxi-relazione riassuntiva che descrive per filo e per segno l'evento del cuore congelato e tutti i provvedimenti presi, reca in intestazione la dicitura «p.c. Al Presidente della Giunta della Regione Campania per il tramite del Capo di Gabinetto» ed è datata solo lunedì 16 febbraio 2026. Riassumendo: la Direzione della Salute della Regione sapeva tutto formalmente dal 4-5 febbraio (e informalmente da gennaio), ma il presidente non è stato edotto fino a quando la notizia non è esplosa sui giornali il 7 febbraio. Da quel giorno a capo della direzione generale Salute c'è un altro dirigente sostituto, Ugo Trama, visto che Postiglione è da poco andato in quiescenza.

Da sabato 7 in poi, il caso Monaldi deflagra: è un crescendo inarrestabile di rivelazioni e nuovi elementi, uno più grave dell'altro. E le cose iniziano a muoversi velocemente. Venerdì 13 Roberto Fico annuncia pubblicamente: «Ho disposto l'attivazione dei poteri ispettivi e conoscitivi previsti in capo alla Direzione generale per la tutela della Salute della Regione Campania»; contemporaneamente un'ispezione l'annuncia anche Orazio Schillaci, ministro della Salute. In realtà la lettera regionale con la «richiesta di una dettagliata relazione» è partita il giorno prima, il 12. La mattina del 13 al capo di gabinetto della Regione e alla Tutela Salute arriva subito la prima nota con la relazione iniziale, poi il 16 mattina arriva un aggiornamento con gli audit ai vari medici coinvolti. Stavolta Fico è informato, eccome. Il 21 febbraio Domenico Caliendo muore. Dal trapianto in poi era rimasto attaccato alle macchine che lo tenevano in vita.

Il 27 febbraio – siamo a oltre due mesi dallo sciagurato intervento chirurgico – al presidente della Regione Campania viene chiesto del possibile commissariamento della direttrice Iervolino. Fico risponde: «Di questo non parlo adesso. Chiaramente ho parlato con la direttrice del Monaldi. Ma non riporto ora quello che ci siamo detti nelle telefonate».

In realtà – spiega chi conosce la macchina regionale – non è solo l'azienda Dei Colli a dover essere rivoltata come un calzino. C'è il tema della direzione generale Sanità, grave se si considera che Fico è a tutti gli effetti anche l'assessore alla Sanità, delega che ha voluto tenere proprio per osservare da vicino i meccanismi, i processi di comunicazione e intervenire ove necessario. Se è vero, come emerge dalle relazioni, che gli uffici di Palazzo Santa Lucia non hanno rappresentato istantaneamente la gravità del caso al governatore-assessore al ramo (trapianto fallito, audit interno, sospensione dei trapianti pediatrici), allora non è solo al Monaldi che dovranno cambiare le cose.

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