La Campania potrebbe entrare in zona rossa Covid a partire dalla prossima settimana, quindi da lunedì 8 marzo. La decisione sarà presa venerdì 5 marzo, quando il monitoraggio dell'Istituto superiore di Sanità traccerà il quadro: Rt (indice di contagio), incidenza (rapporto contagi/tamponi), focolai, stress del sistema sanitario. Tutti dati fondamentali a stabilire il quadro ed eventualmente decidere il cambio di status ad un livello di maggiori restrizioni.

Ma col nuovo Dpcm cosa succede se la Campania entra in zona rossa? Anzitutto si confermerebbe la decisione di chiudere le scuole in presenza in favore della didattica a distanza per ogni istituto di ogni ordine e grado, decisione già presa la scorsa settimana da Vincenzo De Luca. Di nuovo c'è che col nuovo Dpcm cadrebbe ogni possibilità di ricorso al Tar da parte dei genitori.

Il Nuovo Dpcm sarà in vigore dal 6 marzo, sabato prossimo, fino al 6 aprile, il martedì dopo Pasqua e Pasquetta. Prorogato fino al 6 aprile il divieto di spostamento tra Regioni, anche gialle; resta il coprifuoco serale; si può uscire solo per lavoro, salute e urgenza, con autocertificazione.

In zona rossa restano chiusi bar e ristoranti  (tranne che per asporto e domicilio): a tal proposito in Campania su molti gruppi Whatsapp i ristoratori si stanno "passando la voce" e sono già certi di una chiusura. Un'altra novità è la chiusura in zona rossa di barbieri e parrucchieri.

L'unico ‘caso' potrebbe essere rappresentato dall'asporto di bevande. Nel testo del nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri si consente nuovamente l’asporto di bevande senza limiti di orario. Una scelta che ha spinto da subito l'Anci, ad attaccare Palazzo Chigi. Motivo? Così si favorirebbero «di fatto gli assembramenti nei luoghi della movida», proprio «mentre chiude le scuole». In serata è tuttavia arrivata una replica del ministero della Salute: la concessione riguarda solo enoteche e market specializzati (non i bar quindi) e che resta comunque sempre vietata la consumazione sul posto.

De Luca nella conferenza Stato-Regioni era stato fra i governatori che avevano chiesto (e ottenuto) risorse retroattive per i congedi parentali (200 milioni di euro), da gennaio in avanti, e anche risorse per la didattica a distanza.