Rivolta dei taxi di Napoli contro il coprifuoco. Da ieri sera i conducenti sono in agitazione. Un lungo corteo di auto bianche ha girato nel centro storico della città, a partire dalle ore 20, a clacson spianati. Via Salvator Rosa, piazza del Gesù fino al Lungomare. Stamattina i tassisti si sono radunati in piazza del Plebiscito, dove decine di taxi sono parcheggiati nello spiazzo di fronte al Palazzo Reale in assemblea permanente. Servizio di trasporto bloccato in città, dove trovare un taxi oggi sarà molto difficile. Sullo sfondo lo striscione: “Tu ci blocchi, tu ci paghi”. I tassisti chiedono alle istituzioni, Regione Campania e Governo, lo stanziamento di fondi economici per aiutare la categoria taxi a superare la difficile fase dovuta ai blocchi del Coronavirus. A causa della pandemia, infatti, in questi mesi il turismo è crollato, mentre la chiusura dei ristoranti e di altre attività alle ore 18, con il conseguente blocco della movida, secondo i tassisti, rischia di affossare ancora di più il settore.

I sindacati taxi: "Subito aiuti economici per la categoria"

“Siamo 2.400 tassisti a Napoli – spiega Ciro Romano, sindacalista Stn – la chiusura alle ore 18 delle attività ci metterà in ginocchio. Il trasporto pubblico non di linea è già ridotto ai minimi termini. Non riusciamo a portare il piatto a casa. La categoria taxi è esasperata non riesce più a coprire costi di gestione. Queste nuove restrizioni per noi significheranno la morte del settore”. E il 23 ottobre scorso l'Uti (Unione Tassisti d'Italia) scriveva al governatore Vincenzo De Luca: “Chiusure serali, lockdown, zone rosse, ormai tra DPCM e ordinanze regionali i tassisti sono completamente in ginocchio. Dopo 8 mesi ci troviamo ancora in una situazione surreale, quella di essere un servizio pubblico essenziale che deve garantire la mobilità quando la stessa è stata negata. Non giudichiamo questi provvedimenti a livello sanitario, ma abbiamo il dovere di urlarvi contro la nostra disperazione. Noi tassisti siamo ormai giunti al dissesto finanziario ed è un problema sociale da non sottovalutare. Chiediamo un incontro urgente con le istituzioni se lo stresso non avverrà a breve, saremo costretti a mettere in campo tutte le forme di protesta per far ascoltare il nostro grido di dolore”.