Napoli, il Comune vuol far pagare le multe ai dipendenti che sbagliano. Rivolta dei dirigenti: “Ritiri l’atto”

Il Comune di Napoli chiede il rimborso ai dirigenti che sbagliano e vengono sanzionati per errori commessi durante il proprio lavoro. Danni per circa 80mila euro quelli già accertati nell'ultimo triennio 2022-'24, tra multe del Garante della Privacy, sanzioni dell'Asl per la sicurezza sul lavoro e altre verifiche degli organi di vigilanza. Ma scoppia la rivolta dei manager comunali, che chiedono al direttore generale e al segretario generale di ritirare l'atto.
È quanto si legge in una nota del Segretario Regionale DIRETS/Area Direl, Maria Cristina Ruggiero, l'associazione di rappresentanza dei dirigenti pubblici, che chiede una convocazione urgente all'amministrazione: "Con la disposizione in oggetto – si legge – ex abrupto, si comunica ai Datori di Lavoro come individuati con decreto sindacale n. 37/2025, doversi rimeditare “la prassi (fin qui ) seguita, consistente nell’assunzione a carico dell’Amministrazione del pagamento delle sanzioni individualmente irrogate ai dipendenti per fatti commessi nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali con la conseguenza che le stesse dovranno essere estinte con provvista fornita dagli stessi sanzionati”. Un cambio di rotta dell'amministrazione, insomma, rispetto alle precedenti interpretazioni che invece addebitavano alle casse del Comune eventuali errori dei dipendenti, procedura, quest'ultima, sancita da circolari della direzione generale del 2012 e 2013, "con le quali fu, a suo tempo, introdotta una specifica procedura amministrativa da seguire in caso di irrogazione di sanzioni per la violazione della normativa in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro".
Ma i manager, come detto, non ci stanno. "Nel rilevare la unilateralità delle affermazione – conclude la nota – in ordine all'asserito superamento dei presupposti giustificativi della precedente prassi, chiediamo la immediata sospensione di efficacia della disposizione in oggetto e la convocazione di un incontro, al fine di meglio chiarire i profili di criticità alla luce di una completa ricostruzione del quadro normativo e giurisprudenziale".
La Fp Cgil: "No a logiche punitive"
Dello stesso tenore anche le prese di posizione dei sindacati. Assieme a Cisl e Uil anche la Fp Cgil Dirigenza, che con il segretario Luciano Nazzaro, chiede un immediato tavolo di confronto. "La nota dell’Amministrazione – scrive – richiama una serie di orientamenti della Corte dei Conti che, negli ultimi anni, hanno progressivamente escluso la possibilità per gli enti pubblici di farsi carico dell’estinzione delle sanzioni comminate individualmente ai dipendenti. Prendiamo atto di questo quadro giurisprudenziale, ma riteniamo necessario ricordare che la questione non può essere affrontata in maniera parziale".
Il sindacato poi elenca una serie di motivazioni a sostegno della sua tesi. In primo luogo, la "responsabilità in materia di sicurezza non riguarda soltanto il singolo dipendente o dirigente, ma è strettamente collegata a come l’Ente organizza i servizi, assegna le risorse, distribuisce le deleghe, mette a disposizione personale e strumenti adeguati". Viene contestata poi una delle motivazioni addotte nelle circolare per l'introduzione del nuovo sistema, il fatto cioè, che con i fondi arrivati dal Pnrr e dal Patto per Napoli "la situazione economica e finanziaria dell’Ente sarebbe migliorata al punto da rendere residuali le responsabilità sistemiche".
"Questa conclusione – scrive il sindacato – a giudizio della FP CGIL non trova fondamento nella realtà attuale in quanto. il Comune di Napoli resta in “riequilibrio”, con un obbligo di recupero del disavanzo, la cui sorta annuale è sempre stata ed è tuttora di gran lunga maggiore del contributo annuale del cosiddetto “Patto per Napoli” dunque resta una sottrazione di risorse dal bilancio ai fini del risanamento ancora in corso e sarebbe poi facile dimostrare che l’incremento di spesa, che pure c’è stato, non è confluito sulla manutenzione obbligatoria degli immobili adibiti a compiti istituzionali se non in minima ed insufficiente parte. Il Pnrr non ha finanziato manutenzione ordinaria conformativa alla normativa antiinfortunistica e comunque l’impatto di edilizia nuova o oggetto di manutenzione straordinaria ad oggi consegnata non è tale da incidere in alcun modo sulla situazione".
In sostanza, "le criticità sistemiche e strutturali non sono assolutamente venute meno". "Questa scelta, adottata – conclude la Cgil – senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali", "introduce una logica punitiva che non contribuisce affatto a migliorare la sicurezza o la qualità del lavoro".