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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Morte Domenico Caliendo, la direttrice del Monaldi Anna Iervolino ascoltata dal pm e dai Nas

La direttrice dell’Azienda ospedaliera dei Colli, che non risulta indagati per la morte del piccolo Domenico Caliendo, è stata ascoltata dagli inquirenti per circa un’ora come persona informata sui fatti.
A cura di Valerio Papadia
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Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli
Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli
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Vanno avanti le indagini sulla morte di Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e mezzo deceduto lo scorso febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli, dopo un trapianto di cuore fallito. Nell'ambito dell'inchiesta che la Procura di Napoli sta conducendo su quanto accaduto nel nosocomio napoletano, Anna Iervolino, direttrice dell'Azienda ospedaliera dei Colli, alla quale afferisce il Monaldi, è stata ascoltata dal pubblico ministero e dai carabinieri del Nas di Napoli: la direttrice generale non è indagata, ma è stata ascoltata per circa un'ora dagli inquirenti come persona informata sui fatti. Per la morte del piccolo Domenico Caliendo, invece, sono indagati 7 medici dell'ospedale Monaldi; a due di questi medici, inoltre, viene contestato anche di aver falsificato la cartella clinica del bambino.

Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori c'è, oltre quello che è accaduto il 23 dicembre del 2025 nella sala operatoria del Monaldi all'atto del trapianto di cuore, anche la gestione dell'organo, espiantato a Bolzano e poi trasportato, secondo gli inquirenti, in un contenitore obsoleto, rabboccato con del ghiaccio secco al posto di quello normale; circostanza che ha "bruciato" il cuore, rendendolo di fatto inutilizzabile.

Secondo quanto accertato finora dagli inquirenti, il contenitore obsoleto sarebbe stato utilizzato per una formazione non adeguata del personale sui sistemi più avanzati, come il contenitore Paragonix, di ultima generazione, già di fatto in uso all'ospedale Monaldi senza che chi ha eseguito l'espianto a Bolzano, però, ne fosse a conoscenza. Per questo motivo, tra gli indagati figura anche il primario della Cardiochirurgia del nosocomio napoletano.

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