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Morte di Domenico, la difesa di Oppido: “Espianto cominciato dopo arrivo del cuore, in cartella dati inattendibili”

Il cardiochirurgo ascoltato per oltre tre ore dal gip; per gli avvocati Manes e Sorge avrebbe confutato tutte le accuse, dimostrando la correttezza del proprio operato.
A cura di Nico Falco
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Guido Oppido
Guido Oppido

Le operazioni per l'espianto del cuore di Domenico Caliendo sarebbero cominciate quando il nuovo organo era già nella sala operatoria del Monaldi, e la cartella della circolazione extracorporea del bimbo sarebbe "inattendibile" e riporterebbe "dati ingiustificabili e incomprensibili", mentre sarebbe stata provata "la corretta sequenza degli eventi e anche la correttezza dell'operato" del cardiochirurgo Guido Oppido: lo sostengono gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, al termine dell'interrogatorio preventivo davanti al gip di Napoli per la richiesta di interdittiva proposta dalla Procura (pm Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci) e ora al vaglio del tribunale .

Il cardiochirurgo è indagato per omicidio colposo con altri sei medici in relazione decesso del bimbo di due anni e mezzo del Nolano, deceduto il 21 febbraio scorso, quasi 60 giorni dopo il trapianto di cuore nell'ospedale Monaldi di Napoli in cui gli era stato impiantato un organo danneggiato durante il trasporto da Bolzano; insieme alla seconda operatrice, Emma Bergonzoni, deve rispondere anche dell'accusa di avere falsificato la cartella clinica.

Oggi Guido Oppido, che lo scorso 23 dicembre si era occupato dell'espianto del cuore di Domenico Caliendo e del successivo trapianto, ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino per circa tre ore e mezza. Nel corso dell'interrogatorio, hanno spiegato i due avvocati, "è stata offerta una prova di natura natura scientifica che sostiene che i dati dell'accusa non sono supportati da certezza, ci sono dei limiti temporali che sappiamo essere acquisiti con video e foto, agli atti e messi disposizione degli avvocati della difesa dalla Procura".

L'orario dell'espianto del cuore

L'orario in cui è stato avviato l'espianto del cuore da sostituire è un punto cruciale dell'inchiesta. Secondo diversi testimoni ascoltati nei giorni scorsi, le operazioni sarebbero cominciate quando l'organo non era ancora arrivato, mentre l'equipe era ancora all'esterno del Monaldi. Per gli avvocati Manes e Sorge, nonostante fosse nella sua discrezionalità anticipare l'espianto del cuore malato già all'atterraggio dell'aereo proveniente da Bolzano, Oppido ha comunque atteso che il box frigo fosse in sala operatoria per cominciare l'operazione. Il medico, hanno spiegato i legali, "ha sempre sostenuto di aver atteso che l'equipe degli espiantatori arrivasse in prossimità dell'ospedale Monaldi per attivare la circolazione extracorporea e di aver atteso che il box con il cuore proveniente da Bolzano fosse in sala operatoria prima di aprire l'operazione e attivare l'operazione di cardiectomia. Questa ricostruzione dei fatti a nostro avviso risulta assolutamente convalidata dagli elementi di prova documentale storica che sono stati portati all'attenzione del giudice".

Nella documentazione illustrata dagli avvocati del cardiochirurgo anche due note dei consulenti di parte che ricostruiscono quanto accaduto in sala operatoria il giorno del trapianto. Tra gli atti figura una foto scattata alle 14.26 e che mostra il box frigo col cuore da trapiantare all'interno della sala operatoria e che dimostrerebbe, quindi, che il contenitore era già lì a partire da quell'orario.

Il video girato dalla perfusionista (e acquisito dagli inquirenti) che mostra il cuore malato del bimbo ancora pulsante sul tavolo operatorio riporta l'orario delle 14.34, quindi otto minuti dopo la precedente fotografia che mostra la presenza del frigo in sala operatoria. Secondo le informazioni raccolte dalla difesa ci sarebbero voluti 3-4 minuti per iniziare le operazioni propedeutiche al trapianto, con il prelievo del cuore del bimbo, e questo dimostrerebbe che la procedura sarebbe iniziata sicuramente dopo l'arrivo dell'organo da trapiantare.

Inoltre, aggiungono gli avvocati, quel video mostra "il cuore ancora pienamente pulsante, il che non è compatibile scientificamente con un clampaggio dell'aorta avvenuto 16 minuti prima", come invece viene riportato nella cartella clinica che Oppido confuta.

L'interrogatorio della vice, Emma Bergonzoni

Questa mattina il gip ha ascoltato, per poco meno di tre ore, la dottoressa Emma Bergonzoni, vice di Guido Oppido, a cui la Procura contesta lo stesso reato di falso. La sua assistita, ha detto l'avvocato Vincenzo Maiello, "ha risposto con sofferenza emotiva" e ha ricostruito "con lucidità la sequenza anche nei particolari di tutto quello che è accaduto", che "non corrisponde alle dichiarazioni di quanti sono stati finora sentiti a sommarie informazioni testimoniali".

L'avvocato della famiglia Caliendo: "Cartella corretta dopo indagini"

Per Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Caliendo, la cartella clinica del bimbo sarebbe stata modificata soltanto dopo l'avvio dell'indagine penale. "La difesa di Oppido – si legge in una nota – sostiene che il clampaggio del cuore del donatore sia avvenuto alle 14,25-14,26. La cartella clinica, firmata dalla perfusionista e dall'anestesista in tempo reale, dice 14:18. Una correzione che il primario non ha ritenuto necessaria finché non è iniziata l'indagine penale".

In merito alle dichiarazioni rilasciate dagli avvocati del cardiochirurgo, Petruzzi aggiunge: "Dalla stessa difesa parrebbe emergere un video con contrazioni cardiache alle 14,34. Se il clampaggio fosse alle 14,25-14,26, l'espianto sarebbe durato otto minuti: impossibile per qualsiasi cardiochirurgo al mondo. Se fosse alle 14:18, come documentato, quelle stesse contrazioni sono perfettamente compatibili con la fisiologia: un cuore espiantato batte ancora per 3-5 minuti". "La difesa di Oppido – conclude l'avvocato della famiglia Caliendo – ha trovato un video e ha cambiato l'orologio. Noi abbiamo la cartella clinica e la scienza".

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