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Malato di cuore terminale salvato al Monaldi con un trapianto, i medici: “No generalizzazioni dopo morte Domenico”

Un uomo salvato grazie a un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli. I medici del nosocomio, attraverso una lettera, chiedono pertanto che non si generalizzi tutta la categoria dopo la morte di Domenico Caliendo.
A cura di Valerio Papadia
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Un uomo con una cardiopatia dilatativa in fase terminale è stato salvato all'ospedale Monaldi di Napoli grazie a un trapianto di cuore, eseguito con successo dall'equipe del cardiochirurgo Claudio Marra. Dopo questo intervento salvavita, i medici che dirigono le Unità Operative dell'area medica dell'Azienda ospedaliera dei Colli, alla quale afferisce il Monaldi, hanno così deciso di scrivere una lettera aperta per chiedere che sulla loro professione non vengano fatte generalizzazioni dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e mezzo morto proprio all'ospedale Monaldi per un trapianto di cuore fallito, per il cui decesso sono indagati sette medici del nosocomio.

"L’attività assistenziale prosegue regolarmente, garantendo ogni giorno la presa in carico di centinaia di pazienti, nel segno della qualità, della sicurezza e della responsabilità professionale. In questo contesto, la continuità organizzativa e la stabilità dei percorsi rappresentano condizioni essenziali per assicurare efficacia e sicurezza delle cure" si legge nella lettera. "L’Azienda rappresenta da anni un punto di riferimento per numerose patologie ad alta complessità, con risultati clinici consolidati e professionalità riconosciute a livello nazionale. I professionisti continuano a operare con impegno e senso di responsabilità, in un clima di coesione e unità, espressione di una responsabilità condivisa nella gestione di una fase complessa, nel rispetto del lavoro delle autorità competenti e degli accertamenti in corso" si legge ancora.

"È pertanto auspicabile – concludono i medici dell'Azienda ospedaliera dei Colli – che il racconto pubblico di una vicenda così delicata mantenga equilibrio e senso di responsabilità, evitando generalizzazioni che non rispecchiano la realtà dell’attività quotidiana. Resta ferma la convinzione che singoli episodi, per quanto gravi, non possano essere assunti come rappresentativi dell’attività quotidiana e dei valori che guidano il lavoro dell’intera comunità professionale".

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