L’imprenditore Alfredo Romeo condannato per corruzione a 7 anni e 6 mesi

L'imprenditore Alfredo Romeo e l'architetto Ivan Russo, suo collaboratore e dirigente della Romeo, sono stati condannati rispettivamente a 7 anni e 6 mesi e a 4 anni di reclusione al termine del procedimento giudiziario nato dal "troncone napoletano" delle indagini che diedero vita al processo Consip una decina di anni fa. La sentenza è stata emessa dalla prima sezione penale del Tribunale di Napoli (collegio A, presidente Conte); la Procura ha contestato all'imprenditore 6 ipotesi di corruzione e una di frode nelle forniture, mentre al dirigente d'azienda tre episodi corruttivi.
Condannato l'imprenditore Alfredo Romeo
Le indagini che avevano portato al processo erano state, all'epoca, dirette dal pm Henry John Woodcock (oggi alla Dda). Nel 2017 l'imprenditore fu raggiunto da una misura cautelare agli arresti domiciliari, che la Cassazione aveva successivamente annullato. Nell'inchiesta vennero coinvolte molte altre persone, ora imputante davanti a un'altra sezione del tribunale che attendeva il verdetto di oggi per il prosieguo. L'immobiliarista ed editore era accusato di corruzione per alcuni presunti favori e regali a un ex dirigente, a dipendenti del Comune di Napoli, ad altri pubblici funzionari e ad una funzionaria della Soprintendenza di Roma; al termine della requisitoria il pm aveva chiesto la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per l'imprenditore e 4 anni e 2 mesi per il suo collaboratore.
Gli episodi contestati, risalenti al 2015-2016, erano stati stralciati da un'altra inchiesta, iniziata quasi dieci anni fa, che si è divisa in tre parti: una, il caso Consip, è andata a Roma; un'altra, con una cinquantina di imputati, è rimasta a Napoli e ruota intorno agli appalti dell'ospedale Cardarelli; la terza, relativa al processo che si è chiuso oggi e avviato nel 2018, ha portato al rinvio a giudizio immediato soltanto per due imputati, ovvero Romeo e Russo.
I legali dell'imprenditore: "Impugneremo la sentenza"
Gli avvocati Giovan Battista Vignola e Francesco Carotenuto, che assistono Alfredo Romeo, e gli avvocati Gian Domenico Caiazza e Alfredo Sorge, difensori di Ivan Russo, hanno annunciato l'intenzione di impugnare la sentenza, per la quale hanno espresso "tutto il proprio stupore", definendola "incomprensibile nel merito, e totalmente incoerente con la prova dibattimentale raccolta".
"Uno dei più importanti imprenditori italiani ed il professionista che lo ha affiancato in alcune importantissime progettazioni alberghiere – si legge in una nota diffusa dal collegio difensivo – avrebbero corrotto alcuni pubblici funzionari in un caso offrendo una pianta ornamentale del valore di poche decine di euro; in altro ospitando, in cambio di un provvedimento clamorosamente pregiudizievole per gli interessi dell'imprenditore, la ospitalità di qualche giorno in un albergo".
In un altro caso, che richiamano gli avvocati, la corruzione sarebbe consistita nell'offrire una cena dal valore di circa 200 euro ad un pubblico ufficiale in cambio di favoritismi in alcuni controlli amministrativi definiti "marginali". "Leggeremo le motivazioni della sentenza, che ovviamente impugneremo – concludono gli avvocati – curiosi di conoscere quali sarebbero, in tutte queste vicende, gli atti contrari ai doveri di ufficio posti in essere dai funzionari pubblici asseritamente corrotti con simili, grottesche prebende".