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Emergenza lavoro
24 Giugno 2022
17:21

Francesca, che su TikTok spiega il rifiuto del lavoro a 280 euro, non è l’unica: sempre più dicono no

Basta leggere i commenti a corredo della sfuriata della 22enne napoletana che ha rifiutato una offerta di lavoro indecorosa per farsi un quadro di quanto sta accadendo da ormai anni a Napoli e non solo.
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"C'è chi dice no" e non è una canzone di Vasco Rossi: è lo stato dell'arte del rapporto fra domanda e offerta di lavoro a Napoli nella fascia 18-26 anni. Sempre più ragazze e ragazzi rifiutano offerte di impiego con retribuzioni vergognose, degne di una denuncia o di un pubblico sputtanamento.

Nel caso sollevato qualche giorno fa da Fanpage.it Francesca Sebastiani, 22 anni, napoletana della periferia Nord, ha scelto di raccontare su Tik Tok  il suo rifiuto ad una offerta di lavoro a dir poco balorda di un negozio di Secondigliano: 70 euro a settimana ovvero 280 euro al mese, per 10 ore di lavoro al giorno sabato incluso. A questa proposta la ventiduenne ha deciso di rifiutare e quando si è sentita perfino rimbrottare col solito refrain «i giovani non vogliono lavorare» la sua ira è esplosa. Ma Francesca non è l'unica a rifiutarsi, non è l'unica a sottrarsi. Molti preferiscono accontentarsi del reddito di cittadinanza o addirittura restare disoccupati, pur di non finire nella spirale di frustrazione e sfruttamento raccontata in tantissime mail giunte alla nostra redazione in questi mesi.

Basta leggere i commenti ai video di "Kekka" su Tik Tok per farsi un quadro della situazione napoletana – non dissimile da quella di altre province della Campania e molte altre zone del Sud Italia. Scrive Rosario: «È la verità, 70 euro sono una miseria. Io dalle 5 di mattina alle 5 di pomeriggio prendo una miseria, 190 euro a settimana e non sono un ragazzino..». Un altro messaggio racconta di un addio alla città per trovare condizioni di lavoro migliori: «Io a Napoli guadagnavo 30 euro a settimana e non scherzo…. L'ho fatto dai 18 ai 20 anni, poi mi sono trasferita in Toscana».

E ancora: «Io lavoravo in un negozio di casalinghi dalle 8.30 fino alle 20.30, 6 giorni su 7 con un solo giorno libero per 700 euro al mese». Anna conferma gli standard minimi di miseria lavorativa partenopea: «Ho lavorato per 2 mesi, uguali gli orari, per 70 euro a settimana.  E l'ultimo periodo si doveva lavorare anche la domenica senza nulla in più».

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