L’Asl Napoli 1 ha diffuso indicazioni su acquisto e consumo di alimenti dopo l’aumento dei casi di Epatite A

L'aumento dei casi di Epatite A, infezione acuta del fegato causata dal virus Hav, concentrati a Napoli e in provincia, preoccupa molto le autorità sanitarie ma soprattutto i cittadini. Ieri sera il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi con una ordinanza urgente ha vietato il consumo di molluschi crudi nei ristoranti. Il tema è questo: va arginata la diffusione del virus, i casi sono superiori di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di ben 41 volte rispetto all'ultimo triennio, erano anni – spiegano gli infettivologi – che a Napoli non si vedeva una situazione del genere. Anche se l‘Azienda Ospedaliera dei Colli, cui afferisce l'ospedale "Cotugno" specializzato in malattie infettive, comunica «che non sussiste alcuna emergenza», il resto delle autorità con competenza sanitaria, dalla Regione Campania al Comune di Napoli fino alle Aziende sanitarie Locali la pensano diversamente e agiscono di conseguenza.
L'Asl Napoli 1 Centro ha diffuso una serie di indicazioni per il corretto acquisto e consumo degli alimenti. Sono pratiche da adottare per ridurre la possibilità di contrarre l'epatite A. Le raccomandazioni riguardano in particolare l'igiene, la conservazione e la cottura dei cibi. È importante contestualizzare: questo virus si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso ingestione di acqua o cibi contaminati oppure per contatto stretto (anche ovviamente sessuale) con una persona infetta. Il contagio può avvenire anche prima che compaiano i sintomi, perché il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell'esordio clinico; il periodo di incubazione varia in genere da 15 a 50 giorni. I sintomi più frequenti sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero; nei bambini l'infezione può anche decorrere senza sintomi evidenti.
L’azienda sanitaria chiede di prestare attenzione a frutti di mare e vegetali. Ma tra le prime misure indicate c’è la cura dell’igiene delle mani – è una cosa che abbiamo imparato durante il periodo della pandemia da Covid – e degli ambienti di cucina, oltre alla necessità di mantenere separati gli alimenti crudi da quelli cotti.
Per quanto riguarda i frutti di mare, l'azienda sanitaria invita ad acquistarli solo se etichettati e provenienti da esercizi autorizzati. Devono essere conservati in frigorifero alla temperatura compresa tra zero e quattro gradi, in una ciotola coperta da un panno umido, evitando di immergerli in acqua. È inoltre raccomandata una cottura accurata. «Dopo l'ebollizione – è il consiglio – continua la cottura per almeno 4 minuti con il coperchio chiuso. Scarta i frutti di mare rimasti chiusi». Ovviamente in questo caso conta molto anche il fattore paura: anche se zuppa di cozze o sauté di frutti di mare, tipici del periodo di Pasqua, sono cotti, difficile che le persone li scelgano al ristorante vista l'allerta vigente.
Tornando ai consigli dell'Asl, valgono anche per i vegetali: è necessario lavarli accuratamente sotto acqua corrente e utilizzare, quando possibile, soluzioni disinfettanti per alimenti. Se necessario, devono essere ben cotti in acqua bollente. Particolare attenzione è richiesta per i frutti di bosco surgelati. Devono essere consumati solo dopo cottura, portandoli a ebollizione a cento gradi per almeno due minuti. In caso di utilizzo per preparazioni dolci, è comunque necessario cuocerli preventivamente.