La Regione Campania rinnova i centri trapianti rene e fegato. Ma aumenta i controlli dopo il caso del piccolo Domenico Caliendo

La prima delibera sul fronte trapianti di organi in Campania dopo la tragica vicenda del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo un trapianto di cuore fallito all'ospedale Monaldi riguarda gli altri tre centri già operativi sul territorio: il Cardarelli di Napoli per il trapianto di fegato da donatore cadavere, il Policlinico Federico II per il trapianto di rene e l'Azienda ospedaliera Ruggi d’Aragona di Salerno, sempre per il trapianto di rene.
La Giunta regionale della Campania ha rinnovato l’autorizzazione allo svolgimento delle attività di trapianto per le tre strutture, passaggio formale ma necessario, previsto dall'accordo Stato-Regioni del 2018 che stabilisce requisiti, standard e procedure per l’accreditamento delle strutture.
Il rinnovo arriva sulla base dell'istruttoria del Centro Regionale Trapianti, che ha espresso parere favorevole dopo la verifica dei requisiti richiesti, comprese le check-list tecniche e organizzative previste a livello nazionale. Contestualmente, la delibera affida allo stesso Crt il compito di supervisionare le attività dei centri e di relazionare alla Direzione generale Salute sulle attività di monitoraggio. Da qualche settimana il Crt è stato fisicamente spostato dall'ospedale dei Colli alla sede della Regione Campania al Centro direzionale, dopo la vicenda Monaldi. In quest'ultimo restano di fatto bloccati i trapianti di cuore. C'è un accordo per il settore pediatrico con l'ospedale "Bambino Gesù" che ha inviato una sua equipe (che costa 230mila euro per tre mesi, fino a giugno).
Nel provvedimento compare anche un elemento politico-amministrativo che va oltre il semplice rinnovo: la richiesta, già avanzata dal presidente della Regione, di una ricognizione complessiva della rete trapiantologica campana. L'obiettivo del governatore Roberto Fico, ribadito qualche giorno fa quando ha relazionato al Consiglio regionale sulla vicenda del piccolo Domenico, è che non si ripetano mai più vicende del genere. Quindi più controlli: verificare l’adeguatezza dei protocolli, delle risorse professionali, dei flussi informativi e dei sistemi di sicurezza nei diversi centri. Un passaggio che segnala l’avvio di un giro di vite sull'intero sistema regionale, mentre si conferma la continuità operativa delle strutture autorizzate.