La moglie di Carlo Petrillo, arrestato in America: “Viviamo un incubo, mio marito non è un camorrista”

Carina Formeiro, portoghese, 36 anni, è sposata con Carlo Petrillo dal 2009. Si sono conosciuti tra i banchi d'una pizzeria, in Pennsylvania: Carlo emigrato, lei, studentessa universitaria, al banco per mantenersi agli studi. L'amore, il matrimonio nel 2009 e ben 5 figli, tutti cittadini americani. Ora lo choc: Carlo Petrillo 46 anni, è stato arrestato il 16 marzo, all'aeroporto di Roma Fiumicino, dopo essere stato espulso dagli Stati Uniti. Motivo? Deve scontare 8 anni e 8 mesi di reclusione, condanna diventata definitiva nel 2017. I fatti contestati risalgono al 2006, quando, secondo gli inquirenti, ha gestito un traffico di stupefacenti ed era referente del clan Belforte di Caserta.
La donna ora affida ai suoi legali una dichiarazione in cui difende a spada tratta il consorte: «In queste ore stiamo vivendo un incubo – esordisce -. Ci stanno chiamando i nostri amici dagli Stati Uniti, i nostri familiari, le persone che ci conoscono da anni. Tutti ci chiedono cosa stia succedendo, perché leggono sui giornali cose terribili su Carlo e sulla nostra famiglia. Io sono una cittadina americana. Carlo si è trasferito negli Stati Uniti nel 2008, molto prima della condanna di cui oggi parlano i giornali, e di cui non sapeva nulla. Ci siamo sposati nel 2009 e da allora abbiamo costruito insieme la nostra vita. Abbiamo cinque figli».
Carina Formeiro-Petrillo a sostegno della sua tesi dice che il marito in America non si è mai nascosto: «Non ne avrebbe avuto ragione. Ha sempre vissuto con il suo nome e cognome, alla luce del sole. Ha iniziato lavorando nella ristorazione, ha fatto la gavetta e con il tempo è diventato un imprenditore. Gestiva la nostra pizzeria e altre attività assolutamente lecite. La nostra è sempre stata una vita fatta di lavoro, sacrifici e rispetto della comunità in cui viviamo. Per questo leggere oggi che Carlo sarebbe un latitante o un mafioso è ingiusto. Carlo non è un mafioso e non lo è mai stato».
Ora gli avvocati Salvatore del Giudice e Raffaella Lauricella, presenteranno ricorso presso tutte le corti competenti, in Italia ed in Europa «per ristabilire la verità», dice la donna. «Io credo nella giustizia italiana ed americana: sono certa che la verità emergerà. Chiedo solo rispetto per la nostra famiglia, soprattutto per i nostri figli. Anche loro sono venuti in Italia perché vogliono stare accanto al loro padre in questo momento così difficile. Vi chiedo soltanto una cosa: lasciateci la pace e la serenità per affrontare tutto questo. Lasciamo che a parlare siano i Tribunali e le leggi».