La famiglia di Domenico ricusa uno dei periti: “È il cardiochirurgo Rinaldi, ha già espresso giudizi sul caso”

Siamo solo all'incidente probatorio, ma da quando il piccolo Domenico Caliendo è morto la battaglia legale si è spostata su testimonianze, audit, cartelle cliniche e su ogni aspetto che porterà alla formazione di prove per il processo che stabilirà le responsabilità sul decesso del bimbo di 2 anni, cardiopatico, entrato vivo nell'ospedale "Monaldi" ed uscito dalla sala operatoria dopo un trapianto cardiaco costellato di errori, senza mai riprendere più conoscenza.
Ieri il giudice per le indagini preliminari ha stabilito chi saranno gli specialisti che faranno l'autopsia. Sono tutti professionisti non campani, proprio per evitare relazioni con i 7 medici indagati. È una cosa di non poco conto: si tratta di un mondo iper-specialistico dove i luminari si conoscono e a volte collaborano, se non in sala operatoria nelle attività di ricerca sugli aspetti del loro lavoro. Oggi Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico, ha annunciato che ricuserà uno di questi nomi. Si tratta del cardiochirurgo Mauro Rinaldi, che figura nel collegio dei periti scelti dal gip di Napoli. Rinaldi è uno dei nomi più importanti d'Italia nei trapianti pediatrici, è ordinario di Cardiochirurgia all'università di Torino e direttore del Centro trapianti cuore e polmoni dell'ospedale Molinette di Torino, una eccellenza europea nel settore.
Tuttavia, spiega l'avvocato della parte lesa, «da da una semplice ricerca fatta sul web risulta che Rinaldi, professore ordinario di cardiochirurgia dell'Università di Torino, abbia espresso una indebita manifestazione ante-incarico sui fatti in oggetto l'accertamento e che, inoltre, sia coautore di una pubblicazione scientifica di uno di medici indagati. In virtù di ciò riteniamo sussistere un difetto delle garanzie di imparzialità, necessario all'espletamento dell'incarico peritale».
A cosa si riferisce l'avvocato dei Caliendo? Due circostanze. La prima sono delle dichiarazioni rese ai giornali quando il bimbo era ancora vivo. Rinaldi è un luminare, logico che molti media l'abbiano sollecitato per ottenere spiegazioni sugli aspetti di questa vicenda drammatica e controversa. Lui, senza esprimere giudizi di sorta pro o contro qualcuno, aveva dichiarato: «Non c'era altra scelta: trapiantare il cuore resosi disponibile, ma gravemente danneggiato, era l'unica l'unica strada possibile perché altrimenti il bimbo non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria».
La seconda circostanza si evince dal curriculum dello specialista torinese: ci sono delle sue pubblicazioni in cui risulta, insieme a molti altri nomi del settore, coautore insieme a «M. De Feo», ovvero Marisa De Feo, Direttore del Dipartimento trapianti di cuore dell'Azienda ospedaliera dei Colli, indagata anche se non ha preso parte all'intervento.
Gli altri specialisti incaricati dell'autopsia sono Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Emergenza, Urgenza e Area Critica del Papa Giovanni XXIII di Bergamo; e Biagio Solarino, professore associazione di Medicina Legale e direttore della Scuola di Specializzazione Medicina Legale dell'università di Bari.