Il team austriaco presente all’espianto del cuore per Domenico: “Medici napoletani non parlavano inglese e senza sacchetti”

Come è emerso dalla relazione che la Provincia Autonoma di Bolzano ha inviato al Ministero della Salute, nella sala operatoria dell'ospedale San Maurizio di Bolzano nella quale l'equipe del Mondali ha espiantato il cuore destinato a Domenico Caliendo, morto poi nel nosocomio napoletano dopo il trapianto fallito, c'erano anche dei medici provenienti da Innsbruck, in Austria, che hanno prelevato altri organi dal donatore. E anche la loro testimonianza rientra nelle indagini sulla morte del piccolo Domenico, deceduto al Monaldi due mesi dopo quel trapianto fallito.
Stando a quanto riporta il quotidiano Il Mattino, secondo i medici austriaci l'equipe di Napoli sarebbe arrivata impreparata a Bolzano, ovvero senza gli strumenti necessari, motivo per il quale avrebbero poi utilizzato un normale contenitore in plastica per trasportare il cuore; l'equipe napoletana avrebbe poi chiesto a quella austriaca anche per i sacchetti per il cuore e le soluzioni con i quali riempirli. Un'altra barriera sarebbe stata quella linguistica, dal momento che soltanto uno dei chirurghi, secondo la testimonianza dell'equipe austriaca, conosceva l'inglese.
Le difficoltà di comunicazione dovute alla lingua sarebbero diventate importanti quando, stando a quanto detto dai medici di Innsbruck, in fase di drenaggio, la chirurga napoletana avrebbe praticato una incisione troppo piccola, mandando in congestione cuore e fegato, che si sarebbero gonfiati. Uno dei chirurghi austriaci avrebbe riferito tre volte, in inglese, alla collega di fare attenzione e – particolare emerso anche dalla relazione di Bolzano – sarebbe infine intervenuto personalmente. Stando a quanto riferito, invece, dall'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico Caliendo, al momento gli inquirenti non ipotizzano errori o negligenze da parte dell'equipe dell'ospedale San Maurizio di Bolzano in fase di espianto del cuore.