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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

“Il cuore di Domenico rimosso 4 minuti prima dell’arrivo dell’organo da trapiantare”

Le testimonianze dei sanitari ascoltati dalla Procura di Napoli sulla morte del piccolo Domenico.
A cura di Pierluigi Frattasi
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"Il cuore del piccolo Domenico espiantato 4 minuti prima dell'arrivo dell'organo da trapiantare arrivato da Bolzano". È quanto emergerebbe dalle prime testimonianze rese dagli operatori sanitari ascoltati dalla Procura di Napoli che indaga sulla morte del bimbo di 2 anni e 4 mesi, avvenuta il 21 febbraio scorso. Il piccolo fu operato all'ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre scorso. Ma il trapianto andò male. Per la sua morte sono indagati 7 tra medici e paramedici del Monaldi, mentre è in corso un'inchiesta anche a Bolzano dove l'organo fu espiantato.

Le indagini sull'operazione al Monaldi

Secondo le prime testimonianze, il cuore di Domenico sarebbe stato espiantato alle 14,18 del 23 dicembre, mentre il via libera dell'arrivo dell'organo sarebbe giunto solo alle 14,22. Il cuore trapiantato, poi, non sarebbe ripartito, in quanto danneggiato, congelato per essere stato conservato col ghiaccio secco, anziché quello normale. A quel punto, non potendo più re-impiantare nel torace di Domenico il suo cuore, sarebbe stato impiantato quello donato.

Le indagini al momento si concentrano sia sull'espianto avvenuto a Bolzano, che sul trasporto, avvenuto con un box di plastica privo di dispositivo per il controllo della temperatura, che sulla conservazione dell'organo con ghiaccio secco, anziché quello normale, a temperature notevolmente inferiori. Alcuni infermieri hanno raccontato che avrebbero provato a "scongerlarlo" con acqua tiepida e calda. Si tratta solo di ipotesi, è bene ribadire, sulle quali gli investigatori dovranno effettuare ulteriori accertamenti. Tutte le parti avranno modo di chiarire la loro posizione nel prosieguo della vicenda. Il bimbo è poi sopravvissuto, dopo l'operazione, grazie al macchinario Ecmo, che surroga l'attività cardiocircolatoria, al quale è rimasto collegato per circa 60 giorni.

Le testimonianze degli operatori sanitari: "Quel cuore è una pietra"

Secondo le testimonianze, quando il cardiochirurgo Guido Oppido, professionista di lunga esperienza che stava conducendo l'intervento, si accorse che il cuore da trapiantare era danneggiato, avrebbe detto che era "una pietra durissima" perché congelato a causa di un errore commesso a Bolzano, aggiungendo: "Questo cuore non farà nemmeno un battito, non ripartirà mai". Oppido ha sempre sostenuto di aver chiesto il via libera allo staff sull'organo da trapiantare e di aver proceduto solo dopo averlo ricevuto.

La "lite" tra i medici e il calcio al termosifone

Dalle testimonianze, emergerebbero anche momenti di forte tensione, come in occasione di una riunione che si è tenuta il 10 febbraio scorso, alla quale avrebbe partecipato anche il cardiochirurgo Guido Oppido. Al centro della disputa, ci sarebbe stata la tempistica dell'espianto del cuore relativamente all'arrivo dell'organo prelevato a Bolzano. Si sarebbe trattato di una riunione particolarmente accesa durante la quale sarebbe stato sferrato anche un calcio ad un termosifone.

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