Fuga dalla Cardiochirurgia Pediatrica, il Monaldi vuole sapere chi sono medici e infermieri che si lamentano

Che i vertici dell'azienda "Dei Colli", quella sotto il cui controllo ricade l'ospedale Monaldi di Napoli, tristemente sotto i riflettori della cronaca, fossero sotto enorme stress lo si era capito. Ma la nota diramata dall'azienda ospedaliera nel pomeriggio di venerdì segna probabilmente il punto di non ritorno da quando è iniziata la vicenda, tragica, del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni morto a seguito di un trapianto di cuore condotto in circostanze su cui ora indaga la Procura di Napoli, con 7 medici del Monaldi sotto inchiesta.
Il comunicato, diramato ai mass media, esordisce così: «Al fine di evitare uno stillicidio di notizie che rischia di delegittimare l'operato di un intero ospedale…». A cosa fa riferimento? Qual è lo stillicidio? Sono gli sfoghi di una serie di operatori sanitari, raccolti dai giornali, che descrivono il contesto, preoccupante e mai emerso fino ad oggi, in cui si trovava ad operare parte del personale del comparto impegnato nelle attività di sala operatoria dell'Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite.
Insomma, dopo il caso di Domenico, scrive l'ospedale, «sono pervenute diverse comunicazioni da parte del personale». In alcune di queste si denunciava un ambiente di lavoro percepito come fortemente tossico, intimidatorio e lesivo della dignità professionale.
Scrivono ancora i vertici dell'ospedale: «Tutte le segnalazioni, unitamente alle richieste di trasferimento presentate da alcuni operatori, sono state immediatamente trasmesse alla Medicina del Lavoro affinché venisse valutata la possibile correlazione con situazioni di stress lavorativo, anche in relazione al tragico evento verificatosi (il nome del bimbo non è mai citato ndr.)» .
L'azienda dei Colli informa che gli atti sono stati spediti all'Ufficio Procedimenti Disciplinari che dopo «una valutazione complessiva dei fatti e dei comportamenti successivamente tenuti» ha ritenuto di «adottare provvedimenti cautelari di sospensione dal servizio e dall’incarico, di particolare gravità, differenziando le posizioni dei medici coinvolti» e poi «anche alla Procura della Repubblica di Napoli».
L'ultimo paragrafo della nota del Monaldi lascia perplessi. In burocratese puro – strano anche per una nota destinata alla stampa – fa riferimento ad una richiesta della direttrice generale Anna Iervolino: «La Direzione Generale ha richiesto al Direttore Infermieristico di attestare se, ai suoi atti, risultino eventuali ulteriori comunicazioni che non abbiano seguito l'ordinario iter previsto dall’organigramma aziendale, secondo cui ogni dipendente si riferisce al proprio Direttore di Struttura Complessa, il quale si relaziona con il Capo Dipartimento e, successivamente, con il Direttore Medico di Presidio, il Direttore Sanitario o Amministrativo, fino al Direttore Generale».
Che significa? Il Monaldi, che attualmente è l'ospedale più bistrattato d'Italia, ma non certo per colpa di chi ne racconta i retroscena, come mai lo scrive? A che scopo cerca ulteriori segnalazioni di "sofferenza" da parte del personale medico-infermieristico sfuggite alla gerarchia? Per farsene carico o per punire il mancato rispetto della catena di comando?
Intanto, dal punto di vista politico-amministrativo, il presidente della Regione Campania Roberto Fico a margine di un evento della Corte dei Conti (che peraltro indaga anche sul Monaldi) torna sull'argomento: «Non deve venire tutto nell'immediato, dobbiamo fare una programmazione seria, complessiva. Sono una persona di pochi annunci, stiamo lavorando seriamente su tutti gli aspetti. La prima cosa che interessa alla Direzione Salute della Regione è la continuità assistenziale. Questo è il primo punto, poi tutto verrà. Non deve venire tutto nell'immediato, dobbiamo fare una programmazione seria, complessiva».