Epatite Napoli, Istituto Zooprofilattico: “Contagio partito da cozze e ostriche, ora si diffonde dall’uomo”

"La contaminazione dell'Epatite A è partita dal mare. Abbiamo fatto 142 campionamenti e trovato 8 casi positivi, 7 di cozze e uno di ostriche. Cozze e ostriche provenivano da Nisida, due lotti di cozze da Bacoli e Varcaturo. Abbiamo bloccato gli allevamenti e le vendite dei lotti contaminati, che riguardano due grandi società. Ma l'epatite A si trasmette per via oro-fecale e adesso il contagio sta avvenendo probabilmente anche in altri modi. In questo momento possono esserci anche dei cluster umani, ossia con una trasmissione del virus da uomo a uomo, anche per via sessuale".
A parlare a Fanpage.it è Pino Iovane, direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici, l'ente incaricato dalla Regione Campania di monitorare l'andamento dei contagi dell'Epatite A, legata al virus Hav, a Napoli e in Campania. Al momento sono 154 i casi accertati, mentre un'altra 20ina è in corso di verifica. L'incidenza dei contagi è molto alta ed i casi aumentano di giorno in giorno, come spiegato dal Cotugno, centro di riferimento regionale per l'infettivologia. Il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Napoli 1 Centro ha rilevato una diffusione del virus superiore di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di ben 41 volte rispetto all'ultimo triennio. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ieri ha emanato un'ordinanza contingibile e urgente che vieta il consumo di frutti di mare crudi nei ristoranti e raccomanda di non consumarli nemmeno a casa. Previste multe fino a 20mila euro.

Direttore, quando sono stati scoperti i primi casi di Epatite A a Napoli?
Noi facciamo controlli periodici sul rischio di contaminazioni. L'IZSM fa parte dell'Osservatorio del Mare ed è inserito all'interno del CRISSAP, il Centro di Riferimento regionale per la Sicurezza Sanitaria del Pescato, insieme a Regione, Università e Asl. Da tempo è stato messo in piedi un monitoraggio sulle problematiche della pesca e dell'acquacoltura, che si avvale di nuove tecnologie e analisi ufficiali. In questo caso negli scorsi mesi abbiamo riscontrato la presenza dell’epatite A.
Come ve ne siete accorti?
C’erano state delle segnalazioni di esondazioni. Quando piove molto, i bacini idrici delle fogne fuoriescono. Siccome c’è stata molta pioggia, nell'area di Pozzuoli, abbiamo avuto il sospetto che in alcune aree potesse esserci la presenza di epatite A. Abbiamo eseguito 142 campionamenti di pool nelle aree marine dove si producono mitili, molluschi, ostriche, in particolare nelle zone di Nisida, Bacoli e Varcaturo, che sono aree di allevamenti produttivi di cozze e di banchi spontanei, e abbiamo riscontrato 8 casi positivi, 7 di mitili e uno di ostriche.
Cosa è successo dopo?
Da due mesi stiamo lavorando senza interruzione anche nei weekend, con turni serrati. Il primo atto è stato bloccare gli allevamenti e la vendita. Sono state coinvolte due società molto grandi che danno lavoro a 25 famiglie ciascuna. Dobbiamo dire che sono vittime anche loro di questa situazione, indipendente dalla loro volontà. Non sono untori. Inoltre, stiamo continuando anche adesso a monitorare la situazione in altri posti, con nuovi campionamenti che sono risultati tutti negativi finora. Abbiamo preso tutte le precauzioni per ridurre al minimo il pericolo. Siccome l'Epatite A si trasmette anche dai vegetali non lavati bene e dall'acqua contaminata, stiamo controllando anche questi. Abbiamo fatto 9 campionamenti di frutta, in particolare i frutti di bosco, tutti negativi. Tuttavia, nel nord Italia si è verificata una epidemia che ha coinvolto i frutti rossi e per questo sono state date disposizioni anche per la Campania.
Perché i contagi stanno aumentando se le vendite sono bloccate?
L’epatite A si trasmette per via oro-fecale, ad esempio se si va in bagno e non ci si lava le mani e dopo si prepara il cibo o ci si siede a tavola per mangiare. I casi attuali potrebbero essere di tipo secondario, cioè contagiati da altre persone infette, come i familiari. Stiamo monitorando anche la ristorazione. Abbiamo avuto un caso sospetto di sushi. In questo momento, insomma, possono esserci anche cluster umani. E infine non è da sottovalutare la trasmissione di tipo sessuale. Bisogna fare una precisazione, però.
Quale?
Non bisogna criminalizzare i produttori di mitili, che come detto sono vittime di questa situazione. Noi, come Istituto Zooprofilattico, lavoriamo per aiutare gli allevatori ad avere prodotti sempre migliori. Abbiamo negli anni posizionato delle boe tecnologiche (Feampa) che permettono di valutare la condizioni migliori per allevare le cozze, le acque dove c’è più clorofilla. Stiamo lavorando per arrivare ad un marchio di cozze Igp della Campania. Questa situazione dell'epatite colpisce una filiera che non ha colpe.